Il periodo natalizio è, storicamente, quello in cui si stilano i bilanci intermedi. A tal proposito, la NZZ si è intrattenuta con Gerardo Seoane, il quale si è espresso sulla sua crescita personale in un mondo complicato come quello del pallone. Ecco le principali dichiarazioni del 41enne tecnico dello Young Boys
«Lavorare su sé stessi, significa anche lavorare sulle proprie competenze. A volte, ci si chiede: “come si gestisce una sconfitta quando si ritorna a casa?”. In questo senso, non è fattibile che, quando avrò 46 anni, ragionerò nello stesso modo di quando ne avevo 35. Devo sempre trarre gli aspetti migliori per affrontare e superare i problemi».
«Se mi si domanda se sono pronto a trasferirmi all’estero e guidare una squadra straniera oppure una selezione nazionale, allora rispondo in maniera affermativa. Al momento è difficile giudicare l’aspetto mentale. Quando arriva una sconfitta, se ne ha più bisogno. Il calcio è sfacciato: non importa quanto bene lavori, potresti andare incontro a una sconfitta in qualsiasi momento. L’esame arriverà e io sono sempre in guardia. Non si tratta di fare polemica attraverso i media, ma anche di ciò che potrebbe mancare al team. Con chi devo sedere al tavolo? Chi devo abbracciare? Funziona così. Devo vedere la valanga prima che inizi a scendere e a fare danni».

