
Mattia Croci-Torti, “non ci sono scuse”
Il Lugano sta vivendo giorni difficili, giorni in cui ogni tifoso si chiede cosa stia succedendo a questa squadra.
La stagione 2025-26 era cominciata con la speranza di riscatto, ma i fatti raccontano un’altra verità: sconfitte in campionato, un’umiliazione europea con quel 5-0 subito in casa dal Celje e, infine, la clamorosa eliminazione in Coppa Svizzera contro il Cham. Momenti che pesano come macigni e che fanno male non solo alla squadra, ma a tutto il calcio ticinese.
Ferite mai rimarginate
La crisi non nasce oggi. Già alla fine della scorsa stagione lo spogliatoio era stato attraversato da tensioni forti, tanto che alcuni giocatori erano arrivati addirittura alle mani. Situazioni che, almeno all’apparenza, sembravano risolte. Ma quando i risultati non arrivano, è inevitabile chiedersi se davvero le ferite si siano chiuse o se sotto la superficie ci siano ancora risentimenti e diffidenze.
Cambiamenti di uomini ce ne sono stati, tra partenze e arrivi, ma la sensazione è che il problema non sia nei singoli, bensì in una coesione che non riesce a reggere. Una squadra, per vincere, deve lottare insieme. E questo Lugano troppo spesso sembra smarrito, incapace di fare fronte comune. E noi dall’esterno non potremo mai sapere i dettagli di tutto questo.
L’abbraccio dei tifosi
Eppure il pubblico non ha mai voltato le spalle. Anzi. Dopo due sconfitte consecutive in campionato, l’eliminazione dall’Europa League e la batosta in casa contro il Celje prima della sfida con il Basilea, i tifosi si sono presentati a sostenere la squadra, a far sentire la propria voce, a dimostrare amore incondizionato per i colori bianconeri. È stata una spinta che ha portato i suoi frutti, perché contro il Basilea il Lugano ha vinto. Quella sera sembrava l’inizio di una nuova storia, la prova che quando squadra e tifosi camminano insieme tutto è possibile.
Ma purtroppo è rimasta un’illusione. La realtà è tornata a bussare forte, nonostante la vittoria esterna contro il Celje, con la grande ferita aperta della Coppa contro il Cham, che fa molto male.
Croci-Torti, un simbolo in difficoltà
Mattia Croci-Torti, ticinese ed ex giocatore di Chiasso e Lugano, molto conosciuto nella regione e rispettato oltre i confini, è il simbolo di questa squadra. È un allenatore che porta sulle spalle non solo il peso della panchina, ma anche quello dell’identità. Proprio per questo è così difficile metterlo in discussione: toccare lui significa toccare una parte viva del calcio ticinese. Ma oggi anche il suo ruolo è messo alla prova, e con lui tutta la società. Se verrà esonerato, quale reazione avranno i tifosi? Dopo che lui ha dimostrato di saper condurre una squadra di Super League, con finali di Coppa Svizzera, di cui una conquistata e campione d’inverno in campionato a fine 2024?
Una questione di anima
Il punto vero non è solo tecnico o tattico. È una questione di anima. Perché i mezzi ci sono: lo hanno dimostrato contro il Basilea, e lo dimostrano a sprazzi anche in altre partite. Ma i mezzi non bastano se non c’è coesione, se non c’è compattezza, se non c’è una squadra che crede davvero in sé stessa per tutta la stagione, dall’andata al ritorno, fino ai play-off.
Un appello a tutta la piazza
Chi ama il Lugano oggi è ferito. Ma chi ama davvero sa che è nei momenti più difficili che bisogna restare uniti. Perché questa squadra porta il nome di una città e di un intero cantone, e il suo destino appartiene a tutti noi. È tempo che la società faccia chiarezza, che la squadra ritrovi se stessa e che lo spogliatoio diventi davvero un gruppo. Ma è tempo anche che i tifosi continuino a credere, a farsi sentire, a non mollare.
Perché il Lugano non è solo una squadra di calcio: è un pezzo del nostro cuore ticinese. E se oggi vacilla, è proprio adesso che ha più bisogno di noi. Uniti, possiamo aiutarlo a rialzarsi.
Perchè sappiamo chi è Mattia Croci-Torti e sappiamo la storia del Lugano.
Il Direttore di Chalcio.com – Walter Savigliano
PS: consiglio vivamente a tutti un libro che parla dell’organizzazione interna degli All Blacks, la gloriosa squadra di rugby neozelandese, che basa tutto sull’alta disciplina, sul rispetto, sul cuore e sull’anima. Il libro si intitola “Niente teste di cazzo”.
