Un anno fa era appena tornato in alto. Oggi il Thun è campione di Svizzera per la prima volta nella sua storia, al termine di una stagione che ha il sapore delle favole vere.
Thun – Ci sono imprese che sorprendono. E poi ci sono quelle che restano. Il Thun, squadra tornata in Super League solo nell’estate 2025 dopo quattro stagioni vissute in Challenge League, ha fatto molto più che salvarsi o stupire per qualche mese: ha vinto il campionato svizzero per la prima volta nella sua storia. Il titolo è diventato ufficiale il 3 maggio 2026, quando la sconfitta del San Gallo contro il Sion ha reso irraggiungibile la squadra dell’Oberland bernese. Per un club fondato nel 1898, è il primo scudetto di sempre.
La storia, in realtà, non nasce a maggio. Nasce un anno prima, nel momento in cui il Thun si riprende la Super League. La promozione arriva nel maggio 2025 con il 2-1 sull’Aarau nello scontro diretto, il giorno in cui l’Oberland ritrova finalmente la sua squadra in alto. Quella risalita non era soltanto un ritorno: era già il primo indizio di una squadra costruita con equilibrio, identità e continuità. In panchina c’era già Mauro Lustrinelli, l’uomo che aveva guidato il club verso l’élite e che, non a caso, è anche il miglior marcatore del Thun nella storia della Super League.
L’estate 2025, per una neopromossa, non era il tempo dei proclami. Il Thun ripartiva da una categoria che spesso divora le matricole, ma già nei primi mesi ha fatto capire che non sarebbe stato un semplice comparsa. La squadra ha aperto il campionato vincendo a Lugano e, dopo nove giornate, era già in testa alla classifica. Non per caso, ma per una miscela chiara: organizzazione, intensità, coraggio e un gruppo capace di giocare da squadra vera, senza complessi davanti ai nomi più pesanti del calcio svizzero.
Da lì in poi, il Thun ha smesso di sembrare una bella storia provvisoria ed è diventato una macchina credibile. A marzo, dopo 27 giornate, aveva già raccolto 64 punti: un ritmo da stagione fuori scala, il migliore mai registrato da una neopromossa in Super League. In quel tratto del campionato, i numeri raccontavano tutto: miglior attacco, tantissime occasioni create, pressing altissimo, dieci vittorie consecutive da dicembre 2025, una serie che lo ha inserito direttamente nella storia recente della lega. Non era più soltanto entusiasmo: era superiorità di rendimento.
Eppure, la cosa forse più bella del Thun non è stata soltanto la classifica. È stato il modo. Un club con risorse molto più piccole rispetto a Basilea, Young Boys o Lugano ha tenuto la vetta da ottobre in avanti, sorretto da una forte identità collettiva e da un allenatore che conosce profondamente il peso di quella maglia. Reuters ha raccontato come questa cavalcata abbia richiamato alla memoria le grandi favole del calcio europeo: una matricola che non si limita a sorprendere, ma che resiste, cresce e alla fine resta davanti a tutti.
C’è anche un dettaglio quasi romanzesco nel modo in cui è arrivato il trionfo. Il sabato, il Thun aveva perso a Basilea. Sembrava il classico rinvio di una festa annunciata. E invece, ventiquattr’ore dopo, il crollo del San Gallo ha trasformato l’attesa in certezza. Migliaia di tifosi hanno seguito la partita decisiva in public viewing alla Stockhorn Arena e hanno festeggiato con la squadra un titolo che, per 128 anni, nessuno aveva mai potuto immaginare davvero. Non soltanto il primo campionato svizzero, ma anche il primo grande trofeo della storia del club.
Per questo il Thun campione non è solo una sorpresa statistica. È il racconto di un club che ha saputo risalire senza bruciare tappe, di una squadra che ha preso fiducia settimana dopo settimana e di una realtà che, invece di farsi schiacciare dalla categoria, l’ha aggredita fino a cambiarne gli equilibri. Un anno fa il Thun tornava. Oggi, semplicemente, ha scritto la pagina più grande della propria storia.

