La Swiss Football League, in accordo con le autorità preposte, ha bloccato la disputa dei due maggori campionati professionistici. Una scelta condivisa, ma non da tutti
Interpellato dal Blick, il numero uno del Sion Christian Constantin ha raccontato che la decisione del Consiglio Federale è stata presa senza riflettere a fondo sul problema.
«Molto onestamente: non capisco questa reazione estrema. Ci sono molte domande alle quali non sono date risposte. Ad esempio, che senso ha disputare una partita in una palestra piccola con 500 spettatori e non un’altra in un grande stadio di calcio con gli spettatori stipati lontano tra di loro?», le parole, mai pronunciate a caso, di CC.
Incalzato sull’argomento, l’architetto vallesano ha commentato: «È una discriminazione nei confronti dello sport e di tutti i suoi organizzatori. La soluzione delle partite a porte chiuse grava sulle finanze delle società, che così perderanno molti soldi. E nel caso in cui i tifosi siano già in possesso di un biglietto, occorrerà giocoforza rimborsarli. È come trovarsi in un periodo di guerra o quando in inverno fa troppo freddo per disputare un evento. Di conseguenza, gli assicuratori sanitari e le compagnie assicurative devono pagare i danni arrecati».
(nella foto: Christian Constantin – © FC Sion)
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