L’ennesimo giorno cruciale per lo sport professionistico svizzero è arrivato. Questo pomeriggio, nella sala stampa di Palazzo Federale a Berna, Alain Berset si esprimerà sulla soppressione, o per lo meno sull’allentamento, delle misure riguardanti le grandi manifestazioni in vigore
Fino al 31 agosto 2020 sono vietati gli eventi con un numero di partecipanti superiore alle 1’000 unità. Ciò ha sì aiutato la Swiss Football League a portare a termine la stagione 2019-2020, ma non potrà certamente assicurare la sopravvivenza dei venti club a lei affiliate qualora il Consiglio Federale decidesse di prorogare il decreto oltre tale data. Le perdite economiche a cui sono confrontati tutti (nessuno escluso) sono notevoli e un ulteriore periodo con gli impianti vuoti porterebbe alla decapitazione di un sistema costruito alacremente e che produce introiti importanti per la Confederazione Elvetica.
Oggi, non si decide solamente il presente, ma soprattutto il futuro dello sport professionistico rossocrociato, che andrà incontro alla continuazione della propria vita oppure, nel peggiore dei casi, alla propria morte. Il calcio e l’hockey su ghiaccio sono i due settori più toccati da queste decisioni, ma non dobbiamo dimenticarci che ci sono altre realtà che necessitano, seppur in maniera relativamente minore, di entrate derivanti dal pubblico. E allora, a fronte di una situazione epidemiologica stabile da diverso tempo (con logici ondeggiamenti verso l’alto o verso il basso), cosa si fa? La domanda se la sono posta un numero impressionante di persone. Le conclusioni a cui ognuno di noi è giunto non saranno mai le stesse del Consiglio Federale, mai come questa volta al centro dell’attenzione di tutta la popolazione elvetica, la quale pende dalle labbra di Alain Berset, capo del Dipartimento Federale dell’Interno, per conoscere con esattezza come dovrà comportarsi a partire dal mese di settembre.
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