Seconda Inter: a Locarno si è dimesso il mister Dos Santos, intervista esclusiva, ” il rispetto e l’educazione sono importanti per me”

scritto da Walter Savigliano
Mister vitor dos santos durante un allenamento con il locarno

Mister Vitor Dos Santos durante un allenamento con il Locarno

Le dimissioni di Vítor Dos Santos da allenatore del Locarno non sono state una scelta leggera. Dietro la decisione si nasconde una profonda delusione umana e sportiva. Aveva costruito in poche settimane un gruppo giovane, coeso e pieno di entusiasmo. I ragazzi si allenavano con passione, credevano in un progetto che metteva al centro il rispetto, il lavoro e la crescita.

Ma forze esterne – dinamiche dirigenziali confuse, mancanza di dialogo, comportamenti irrispettosi – hanno reso impossibile continuare. E quando il rispetto viene meno, per chi come Dos Santos vive il calcio con il cuore, non resta che un’unica strada: andarsene con dignità.

In questa intervista, racconta tutto con lucidità e amarezza, senza filtri, ma con la serenità di chi sa di aver fatto tutto il possibile. Leggiamola.

Mister Dos Santos, una decisione dolorosa quella delle dimissioni dal Locarno. Cosa ti ha spinto a questo passo?
Non è stata una scelta facile, te lo assicuro. Quello che è successo giovedì è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Da settimane stavo facendo il pompiere: spegnere un problema qua, risolvere una questione là. Mi sono trovato nel mezzo di una situazione che definire caotica è dire poco. È una lotta di ego da tutti i fronti, ma io sono venuto qui per allenare, per stare sul campo con i ragazzi, non per gestire guerre interne.

Come descrivi il tuo rapporto con la nuova dirigenza?
Guarda, io non ho preferenze personali. Non mi interessano le dinamiche tra Cavalli o Ronchetti – che neanche conoscevo prima. A me interessa solo il campo, il lavoro con i giocatori. Sono una persona che viene dal lavoro, non cerco foto o situazioni in cui mi voglio mettere in mostra, non mi interessa. Voglio solo allenare, divertirmi sul campo e aiutare i ragazzi a crescere. Ma quando ti trovi davanti a situazioni che nel calcio non dovrebbero esistere, diventa tutto molto difficile.

Puoi raccontarci cosa è accaduto nei giorni che hanno portato alle dimissioni?
Dopo la famosa conferenza stampa di giovedì scorso – che sembrava più un copione scritto che una comunicazione spontanea – la nuova gestione si è presentata con il dito puntato, evidenziando solo errori e problemi del passato. Lunedì volevano far rientrare tutti gli ex giocatori, cosa che io ho accettato di buon grado. Ho solo chiesto di aspettare qualche giorno per far sedimentare le cose dopo il bel torneo di Paradiso.

Cosa è successo mercoledì?
Mercoledì arriva al campo il signor Ronchetti e mi comunica che non vuole più nella squadra il mio assistente Elias Toprak e David Stojanov. Gli ho detto chiaramente che non poteva prendere decisioni del genere al primo giorno, mandando via membri del mio staff e della squadra senza alcun confronto. Come potevo presentarmi davanti ai miei giocatori dopo una cosa del genere?

La situazione è degenerata rapidamente…
Esatto. Durante l’allenamento non sono arrivati né Toprak né Stojanov – li avevano già mandati via senza nemmeno informarmi. In quel momento ho dato le dimissioni immediatamente, ma mi hanno chiesto di rimanere, la dirigenza ha detto che ne avremmo parlato il giorno dopo. Ma giovedì mattina nessuno mi ha chiamato.

Il momento più difficile è stato l’episodio dell’amichevole con il Vallemaggia?
Quello è stato il punto di non ritorno. Nel pomeriggio mi scrivono che vogliono vedermi mezz’ora prima del ritrovo. Quando ci siamo incontrati alla Croce Federale, mi hanno ribadito la loro decisione su Toprak e Stojanov, e poi mi hanno detto di non fare l’amichevole. Ma come puoi annullare una partita organizzata da settimane, mezz’ora prima del ritrovo, per mancanza di rispetto verso i giocatori e la squadra avversaria?

Come hanno reagito i tuoi giocatori?
Quella è stata la delusione più grande. Alcuni giocatori che stimo, che hanno un percorso importante nel calcio ticinese e che fanno parte della nuova gestione, hanno accettato passivamente che si annullasse l’amichevole. Ho chiesto loro: “Come permettete che gente che non c’entra niente con il calcio decida al posto vostro?” Ma capisco, l’ho fatto anch’io da giocatore: stare zitto per paura di perdere il posto.

L’episodio finale al campo?
Il sigonr Ronchetti è arrivato al campo continuando a dire che non dovevo fare l’amichevole. Lì Marco Akai, allenatore del Vallemaggia, ha dimostrato grande coraggio dicendogli: “Ma tu chi sei per mancare di rispetto ai giocatori e alla nostra squadra che è qui per una partita programmata?” È stato in quel momento che ho capito il livello di mancanza di rispetto che stavo subendo.

Cosa ti ha colpito di più in tutta questa vicenda?
Il fatto che davanti a tutti, giocatori e avversari, questa persona abbia alzato la voce con me. Io ho 53 anni, lavoro otto ore al giorno, vengo al campo per passione, e non posso permettere che qualcuno mi manchi di rispetto solo perché porta la cravatta. Quando ha alzato la voce, ho perso la pazienza anch’io, e ci siamo scambiati parole sbagliate davanti a tutti.

Cosa pensi sia stata la vera motivazione dietro questi comportamenti?
Secondo me cercavano una scusa per mandarmi via. Avevano visto che il lavoro stava funzionando, che in due settimane avevo creato un bel gruppo con questi ragazzi pieni di voglia e passione. Ho dimostrato che si può fare una bella squadra senza spendere tanto, lavorando con il cuore. Forse questo li metteva in difficoltà.

Come giudichi il modo in cui è stata gestita la situazione?
È tutto sbagliato dal punto di vista calcistico. Come puoi mandare via l’allenatore a una settimana dalla prima partita ufficiale di Coppa, con solo 17 giocatori tesserati di cui due portieri? È evidente che di calcio e di ambiente calcistico conoscono poco. Non puoi comportarti così sette giorni prima di una partita ufficiale.

Cosa ti auguri per il futuro del Locarno?
Spero che le cose si sistemino per il bene della società e soprattutto dei ragazzi, che sono il vero tesoro di questa squadra. Loro meritano rispetto e un ambiente sereno dove poter crescere. Quanto alla dirigenza, vedremo come andrà: o cambieranno approccio ascoltando chi di calcio ne capisce davvero, oppure le cose non dureranno a lungo.

Un messaggio finale?
Sto soffrendo per questa decisione, ma non avevo alternative. A volte devi avere il coraggio di dire basta quando la situazione diventa impossibile. La gente non è stupida, capisce quando qualcuno cerca di manipolare la realtà. Io sono come sono, ma ho sempre messo il rispetto e l’educazione alla base di tutto. Quando questi valori vengono meno, è meglio andarsene a testa alta.

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1 commento

Tekla Clark
Tekla Clark 1 Agosto 2025 - 16:27

Mi dispiace tanto per questa decisione, anche per i giocatori, si vedeva i allenamenti serie e con tanta voglia di andare in avanti , i spero i giocatori la prendono bene e vincono il campionato solo per il Mister DOS Santos , quello che ha fatto in poco tempo vedere cose calcio , passione, sudare , e amore per il calcio , Forza Locarno ❤️

I commenti sono chiusi

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