In questo periodo di calma piatta per quanto concerne il calcio giocato, il miglior direttore di gara elvetico Sandro Schärer si è intrattenuto con il SonntagsBlick in un Letzigrund chiaramente vuoto e ha rilasciato un’interessante intervista in cui parla, in particolare, di partite a porte chiuse, di VAR e delle critiche a cui è sottoposto un arbitro
Riguardo la possibilità di portare a termine la stagione senza pubblico, il 31enne spiega che «ci sarà meno pressione dall’esterno, mentre dall’altra parte non potremmo ricevere una risposta. Mi mancheranno i tifosi negli stadi. Alcuni esponenti del calcio preferiscono però porre fine al campionato. Io, invece, preferisco fischiare a porte chiuse piuttosto che non farlo del tutto. Il ruolo di arbitro è il mio lavoro e la mia passione. Ma capisco che il manager di un club, per esempio, può avere una visione diversa delle cose».
In ogni occasione, le «giacchette nere» sono confrontate con critiche provenienti da più parti. Ma come le gestisce il talentuoso arbitro argoviese? «Direi molto bene. Anche se ciò è ingiustificato. Questo è il ruolo di noi arbitri. Alcune cose, per le quali non possiamo fare molto, ci vengono addossate. Un esempio? La mia ultima partita come VAR a San Gallo nel match tra i biancoverdi e lo Young Boys. Alain Bieri era l’arbitro principale e noi, in termini di regolamento, abbiamo svolto correttamente il nostro lavoro. Eppure c’è stato un dibattito per il quale semplicemente non possiamo fare nulla perché i requisiti internazionali sono chiari».
L’innovazione stagionale è stata l’introduzione della tecnologia video, che aiuta fortemente gli arbitri in caso di decisione errata: «Qualora non si intervenisse, si commetterebbe un errore. Questa regola non ha spazio per l’interpretazione. Ma per noi è anche chiaro che l’attuazione è estremamente difficile. Io preferisco stare in campo e svolgere la funzione arbitro. Ma non disdegno il fatto di essere a supporto dei miei colleghi. Sono due ruoli diversi, ma collegati. In Svizzera, ammetto che il modo in cui utilizziamo il VAR è davvero ottimo. È uno strumento di cui vado grato e il motivo è presto spiegato. Alla prima partita della stagione tra Sion e Basilea ero sicuro che Jonas Omlin colpì l’attaccante vallesano in faccia. Stephan Klossner prese parola, si fece avanti e mi disse che il portiere renano aveva colpito la palla. Questa è la conferma che le immagini televisive danno una grande mano ai direttori di gara».
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