Prima dirigente, poi presidente e infine tifoso sempre presente: il calcio regionale ticinese saluta una figura dal carattere forte, diretto e impossibile da ignorare.
CASLANO – Roberto “Cio” Monti è stato prima di tutto questo: un uomo di calcio dal carattere netto, diretto, senza mezze misure. Uno che non amava girarci attorno, che diceva ciò che pensava e che viveva ogni situazione con partecipazione totale. Poteva essere spigoloso, a tratti duro, ma era autentico. E proprio per questo ha lasciato un segno profondo in chi lo ha conosciuto.
La parte più importante del suo percorso è stata quella al Malcantone, società alla quale ha legato anni di lavoro, presenza e responsabilità. Da presidente ha accompagnato il club in una fase significativa della sua crescita, contribuendo anche a renderlo una realtà più solida e riconoscibile nel calcio ticinese. Non era una figura formale o distante: seguiva da vicino la vita del club, le scelte, gli allenatori, il progetto.
Nel suo cammino resta anche la rifondazione del Malcantone insieme a Virginio Prisco, con scelte coraggiose e una visione chiara. Era il suo modo di vivere il calcio: entrarci dentro completamente, nel bene e nelle tensioni che inevitabilmente un carattere così forte si portava dietro.
Anche dopo la sua esperienza dirigenziale, Cio è rimasto lo stesso. Ha semplicemente spostato quella sua passione sul Lugano, vissuto da tifoso con trasporto sincero, presenza continua e il solito spirito critico. Non ha mai smesso di osservare, commentare, partecipare. Prima da presidente, poi da sostenitore, è rimasto fino in fondo un uomo che il calcio lo sentiva davvero.
Ed è forse questa l’immagine più giusta da lasciare: quella di una figura vera, ruvida ma appassionata, che nel calcio regionale ticinese non è mai passata inosservata. Una di quelle presenze che, in un modo o nell’altro, sembrano destinate a continuare a bacchettare qualcuno anche da lassù.

