Quando i sussidi G+S per i giovani finiscono in prima squadra, un argomento da discutere

scritto da Walter Savigliano
Settore giovanile

Sussidi calcio giovanile, dove vanno?

Sussidi G+S in Ticino: una riflessione necessaria

In Ticino, chi lavora seriamente con i giovani lo sa: il diploma G+S e i relativi sussidi sono una risorsa fondamentale per fare calcio (e sport) con i bambini e i ragazzi in modo strutturato, sicuro e di qualità.

Questi soldi nascono con un obiettivo preciso: sostenere il settore giovanile, la formazione dei monitori, il materiale, le attività per i più piccoli.
Non sono pensati – moralmente prima ancora che tecnicamente – per pagare giocatori adulti delle prime squadre.

Eppure, in redazione ci sono arrivate più segnalazioni con lo stesso copione:
allenatori con diploma G+S “cercati” o “accettati” da società con rimborsi spese molto bassi, e la spiegazione è sempre quella, detta più o meno apertamente:

“Dobbiamo pagare i giocatori della prima squadra.”

Non facciamo nomi, non puntiamo il dito contro singoli club: parliamo di un sistema e di una tendenza che rischia di diventare “normale”. Ed è proprio questo il problema.


Come dovrebbero essere usati i contributi G+S

Senza entrare in dettagli tecnici o numeri precisi (che cambiano e vanno verificati caso per caso), il principio di base è chiaro:

  • la società, raggiungendo un certo numero minimo di bambini/ragazzi domiciliati in Svizzera, con un monitore diplomato e rispettando le regole G+S,

  • riceve dei sussidi pubblici legati all’attività giovanile,

  • sussidi che esistono per aiutare il lavoro coi giovani, non per tenere in vita una prima squadra “ambiziosa”.

In un mondo sano questi soldi vanno in:

  • formazione e aggiornamento degli allenatori e assistenti,

  • presenza sufficiente di monitori in campo (più occhi e più qualità con i bambini),

  • materiale adeguato e in buono stato,

  • organizzazione di attività e progetti che migliorano la crescita dei ragazzi,

  • rimborsi spese dignitosi per chi si occupa del settore giovanile.

Quando invece il ragionamento è: “l’importante è avere il G+S, tanto poi quei soldi (o una parte) li usiamo per la prima squadra”, stiamo tradendo lo spirito del sistema.


Lo stato attuale: allenatori sottopagati, assistenti che mancano, giovani “gestiti cosi cosi”

Le testimonianze che arrivano parlano tutte la stessa lingua:

  • Allenatori G+S con rimborsi molto bassi rispetto al numero di ore sul campo e fuori dal campo.

  • Mancanza cronica di assistenti, perché “non ci sono soldi” per pagare più persone.

  • Allenatori che fanno di tutto: amministrazione, chat con i genitori, gestione logistica, riempire buche lasciate da altre figure assenti.

  • Continui cambi di mister, perché chi è sottopagato, non rispettato o caricato di lavoro extra, dopo un po’ se ne va.

Chi paga il conto? Sempre loro: i ragazzi.

  • Meno qualità negli allenamenti.

  • Meno attenzione al singolo.

  • Meno continuità educativa.

  • Più improvvisazione e confusione, soprattutto nelle fasce delicate 8-15 anni.

Perché se i soldi pubblici (pensati per loro) vengono drenati verso la prima squadra, il settore giovanile rimane in perenne “modalità risparmio”.


Se si continua così: dove si va a finire?

Se questa tendenza peggiora, gli scenari possibili non sono piacevoli:

  1. Allenatori bravi che scappano
    Chi ha competenze, passione e brevetti seri non accetta all’infinito rimborsi da fame e condizioni poco chiare. Va in altre società o smette.

  2. Settori giovanili di facciata
    Si mantiene il minimo sindacale per incassare i sussidi: qualche squadra, un paio di allenatori, documentazione a posto… ma la qualità reale del settore giovanile crolla.

  3. Giovani trattati come mezzo, non come fine
    Diventano funzionali alla sopravvivenza economica del club, non il motivo per cui il club esiste.

  4. Rischio etico (ed eventualmente anche politico)
    Se la percezione diventa: “i soldi pubblici per i bambini servono a pagare adulti che giocano in prima squadra”, prima o poi qualcuno fuori dal mondo del calcio inizierà a farsi domande pesanti. E non avrà tutti i torti.


Cosa si potrebbe fare subito (in modo concreto)

Senza fare processi a nessuno, ci sono alcune misure molto semplici che ogni società potrebbe adottare per raddrizzare la rotta.

1. Contabilità separate

  • Budget distinto per:

    • settore giovanile,

    • prima squadra (e eventualmente altre squadre attive),

    • progetti speciali.

Non basta dirlo a voce: deve essere tracciabile a livello contabile. I soldi legati al G+S dovrebbero transitare e rimanere nel capitolo “giovani”.

2. Rimborsi chiari e dignitosi per gli allenatori G+S

  • Definire una griglia minima di rimborso per chi ha un diploma e una responsabilità su un gruppo di bambini/ragazzi.

  • Evitare situazioni in cui il mister G+S viene pagato con “quel che avanza” dopo la prima squadra.

  • Scrivere le condizioni in modo trasparente, non deciso anno per anno “a sensazione”.

3. Verifica interna annuale

Ogni stagione, il club dovrebbe farsi – nero su bianco – tre domande:

  1. Quanto entra grazie all’attività G+S?

  2. Quanto di questo rimane realmente nel settore giovanile?

  3. Quanti allenatori/assistenti abbiamo, in relazione al numero di squadre e di ragazzi?

Se le risposte fanno capire che i giovani sono in deficit sistematico, c’è un problema da affrontare, non da nascondere.

4. Comunicazione onesta con famiglie e tecnici

Senza entrare nei dettagli dei conti, si può comunque:

  • spiegare la filosofia del club sui soldi pubblici e sui giovani;

  • far sapere che esiste una scelta chiara: “i soldi destinati ai ragazzi rimangono nei ragazzi”;

  • dare ai tecnici la sensazione (concreta) di far parte di un progetto serio, non di una toppa di bilancio.


Come potrebbe essere se tutto fosse regolare, pulito e coerente

Proviamo a immaginare la versione “ideale” – che non è un sogno, è semplicemente mettere in pratica il buon senso:

  • I contributi G+S vengono usati per:

    • formare meglio allenatori e assistenti,

    • avere più presenze in campo,

    • evitare gruppi troppo numerosi gestiti da una sola persona,

    • dotare i ragazzi di materiale adeguato e condizioni di allenamento sane.

  • Gli allenatori G+S hanno:

    • un rimborso chiaro e rispettoso,

    • un ruolo definito,

    • un ambiente in cui la priorità dichiarata e reale è la crescita dei giovani.

  • La prima squadra esiste e lotta per i suoi obiettivi, ma non succhia ossigeno da ciò che dovrebbe appartenere ai bambini.
    Se non ci sono i soldi per una rosa “galattica”, ci si ridimensiona sportivamente, non si vampirizza il settore giovanile.

In uno scenario del genere:

  • i giovani si sentono al centro,

  • gli allenatori restano più a lungo,

  • potrebbe esserci un preparatore atletico (secondo l’età)
  • il club è credibile verso famiglie, istituzioni e territorio,

  • il calcio (e lo sport) torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: un investimento educativo, non solo un risultato del weekend.


Non è una caccia alle streghe: è un invito

Questo articolo non vuole accusare singole società, dirigenti o allenatori.
Vuole semplicemente mettere sul tavolo una realtà che tutti, nel mondo del calcio ticinese, conoscono benissimo, anche se spesso si fa finta di non vederla.

  • I sussidi legati al G+S sono una grande opportunità.

  • Usarli di fatto per pagare giocatori di prima squadra è una scelta – magari non vietata sulla carta in ogni dettaglio, ma profondamente discutibile dal punto di vista etico.

  • Continuare così significa abbassare, lentamente ma inesorabilmente, il livello della cura verso i giovani.

Da qui in avanti la domanda è semplice, e riguarda ogni club, grande o piccolo:

Vogliamo un calcio dove i bambini sono un mezzo per far quadrare i conti della prima squadra,
o un calcio dove la prima squadra è la punta di una piramide solida, costruita davvero sui giovani?

La risposta non sta negli articoli, ma nelle scelte concrete, nei bilanci e nelle priorità di ogni società e se questo testo aiuta anche solo un club a rimettere i ragazzi al centro, è già un passo nella direzione giusta.

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