Sussidi G+S in Ticino: una riflessione necessaria
In Ticino, chi lavora seriamente con i giovani lo sa: il diploma G+S e i relativi sussidi sono una risorsa fondamentale per fare calcio (e sport) con i bambini e i ragazzi in modo strutturato, sicuro e di qualità.
Questi soldi nascono con un obiettivo preciso: sostenere il settore giovanile, la formazione dei monitori, il materiale, le attività per i più piccoli.
Non sono pensati – moralmente prima ancora che tecnicamente – per pagare giocatori adulti delle prime squadre.
Eppure, in redazione ci sono arrivate più segnalazioni con lo stesso copione:
allenatori con diploma G+S “cercati” o “accettati” da società con rimborsi spese molto bassi, e la spiegazione è sempre quella, detta più o meno apertamente:
“Dobbiamo pagare i giocatori della prima squadra.”
Non facciamo nomi, non puntiamo il dito contro singoli club: parliamo di un sistema e di una tendenza che rischia di diventare “normale”. Ed è proprio questo il problema.
Come dovrebbero essere usati i contributi G+S
Senza entrare in dettagli tecnici o numeri precisi (che cambiano e vanno verificati caso per caso), il principio di base è chiaro:
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la società, raggiungendo un certo numero minimo di bambini/ragazzi domiciliati in Svizzera, con un monitore diplomato e rispettando le regole G+S,
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riceve dei sussidi pubblici legati all’attività giovanile,
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sussidi che esistono per aiutare il lavoro coi giovani, non per tenere in vita una prima squadra “ambiziosa”.
In un mondo sano questi soldi vanno in:
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formazione e aggiornamento degli allenatori e assistenti,
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presenza sufficiente di monitori in campo (più occhi e più qualità con i bambini),
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materiale adeguato e in buono stato,
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organizzazione di attività e progetti che migliorano la crescita dei ragazzi,
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rimborsi spese dignitosi per chi si occupa del settore giovanile.
Quando invece il ragionamento è: “l’importante è avere il G+S, tanto poi quei soldi (o una parte) li usiamo per la prima squadra”, stiamo tradendo lo spirito del sistema.
Lo stato attuale: allenatori sottopagati, assistenti che mancano, giovani “gestiti cosi cosi”
Le testimonianze che arrivano parlano tutte la stessa lingua:
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Allenatori G+S con rimborsi molto bassi rispetto al numero di ore sul campo e fuori dal campo.
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Mancanza cronica di assistenti, perché “non ci sono soldi” per pagare più persone.
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Allenatori che fanno di tutto: amministrazione, chat con i genitori, gestione logistica, riempire buche lasciate da altre figure assenti.
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Continui cambi di mister, perché chi è sottopagato, non rispettato o caricato di lavoro extra, dopo un po’ se ne va.
Chi paga il conto? Sempre loro: i ragazzi.
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Meno qualità negli allenamenti.
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Meno attenzione al singolo.
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Meno continuità educativa.
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Più improvvisazione e confusione, soprattutto nelle fasce delicate 8-15 anni.
Perché se i soldi pubblici (pensati per loro) vengono drenati verso la prima squadra, il settore giovanile rimane in perenne “modalità risparmio”.
Se si continua così: dove si va a finire?
Se questa tendenza peggiora, gli scenari possibili non sono piacevoli:
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Allenatori bravi che scappano
Chi ha competenze, passione e brevetti seri non accetta all’infinito rimborsi da fame e condizioni poco chiare. Va in altre società o smette. -
Settori giovanili di facciata
Si mantiene il minimo sindacale per incassare i sussidi: qualche squadra, un paio di allenatori, documentazione a posto… ma la qualità reale del settore giovanile crolla. -
Giovani trattati come mezzo, non come fine
Diventano funzionali alla sopravvivenza economica del club, non il motivo per cui il club esiste. -
Rischio etico (ed eventualmente anche politico)
Se la percezione diventa: “i soldi pubblici per i bambini servono a pagare adulti che giocano in prima squadra”, prima o poi qualcuno fuori dal mondo del calcio inizierà a farsi domande pesanti. E non avrà tutti i torti.
Cosa si potrebbe fare subito (in modo concreto)
Senza fare processi a nessuno, ci sono alcune misure molto semplici che ogni società potrebbe adottare per raddrizzare la rotta.
1. Contabilità separate
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Budget distinto per:
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settore giovanile,
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prima squadra (e eventualmente altre squadre attive),
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progetti speciali.
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Non basta dirlo a voce: deve essere tracciabile a livello contabile. I soldi legati al G+S dovrebbero transitare e rimanere nel capitolo “giovani”.
2. Rimborsi chiari e dignitosi per gli allenatori G+S
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Definire una griglia minima di rimborso per chi ha un diploma e una responsabilità su un gruppo di bambini/ragazzi.
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Evitare situazioni in cui il mister G+S viene pagato con “quel che avanza” dopo la prima squadra.
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Scrivere le condizioni in modo trasparente, non deciso anno per anno “a sensazione”.
3. Verifica interna annuale
Ogni stagione, il club dovrebbe farsi – nero su bianco – tre domande:
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Quanto entra grazie all’attività G+S?
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Quanto di questo rimane realmente nel settore giovanile?
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Quanti allenatori/assistenti abbiamo, in relazione al numero di squadre e di ragazzi?
Se le risposte fanno capire che i giovani sono in deficit sistematico, c’è un problema da affrontare, non da nascondere.
4. Comunicazione onesta con famiglie e tecnici
Senza entrare nei dettagli dei conti, si può comunque:
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spiegare la filosofia del club sui soldi pubblici e sui giovani;
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far sapere che esiste una scelta chiara: “i soldi destinati ai ragazzi rimangono nei ragazzi”;
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dare ai tecnici la sensazione (concreta) di far parte di un progetto serio, non di una toppa di bilancio.
Come potrebbe essere se tutto fosse regolare, pulito e coerente
Proviamo a immaginare la versione “ideale” – che non è un sogno, è semplicemente mettere in pratica il buon senso:
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I contributi G+S vengono usati per:
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formare meglio allenatori e assistenti,
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avere più presenze in campo,
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evitare gruppi troppo numerosi gestiti da una sola persona,
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dotare i ragazzi di materiale adeguato e condizioni di allenamento sane.
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Gli allenatori G+S hanno:
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un rimborso chiaro e rispettoso,
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un ruolo definito,
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un ambiente in cui la priorità dichiarata e reale è la crescita dei giovani.
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La prima squadra esiste e lotta per i suoi obiettivi, ma non succhia ossigeno da ciò che dovrebbe appartenere ai bambini.
Se non ci sono i soldi per una rosa “galattica”, ci si ridimensiona sportivamente, non si vampirizza il settore giovanile.
In uno scenario del genere:
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i giovani si sentono al centro,
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gli allenatori restano più a lungo,
- potrebbe esserci un preparatore atletico (secondo l’età)
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il club è credibile verso famiglie, istituzioni e territorio,
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il calcio (e lo sport) torna ad essere ciò che dovrebbe sempre essere: un investimento educativo, non solo un risultato del weekend.
Non è una caccia alle streghe: è un invito
Questo articolo non vuole accusare singole società, dirigenti o allenatori.
Vuole semplicemente mettere sul tavolo una realtà che tutti, nel mondo del calcio ticinese, conoscono benissimo, anche se spesso si fa finta di non vederla.
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I sussidi legati al G+S sono una grande opportunità.
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Usarli di fatto per pagare giocatori di prima squadra è una scelta – magari non vietata sulla carta in ogni dettaglio, ma profondamente discutibile dal punto di vista etico.
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Continuare così significa abbassare, lentamente ma inesorabilmente, il livello della cura verso i giovani.
Da qui in avanti la domanda è semplice, e riguarda ogni club, grande o piccolo:
Vogliamo un calcio dove i bambini sono un mezzo per far quadrare i conti della prima squadra,
o un calcio dove la prima squadra è la punta di una piramide solida, costruita davvero sui giovani?
La risposta non sta negli articoli, ma nelle scelte concrete, nei bilanci e nelle priorità di ogni società e se questo testo aiuta anche solo un club a rimettere i ragazzi al centro, è già un passo nella direzione giusta.

