
I Campionati del Mondo in Qatar, i più chiacchierati di tutta la storia (nel bene e nel male), sono ufficialmente stati portati a termine con la disputa della sessantaquattresima e ultima partita in calendario
Il duello del Lusail Stadium, assolto con 88’966 spettatori sulle tribune e sugli spalti e milioni davanti agli schermi, è stato conquistato dall’Argentina, che può ora fregiarsi del terzo titolo iridato della propria storia (dopo il torneo casalingo del 1978 e quello di Messico 1986). La Francia viene dunque spodestata dal trono e non riesce così a bissare il successo di quattro anni e mezzo or sono in Russia.
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Argentina (C1) vs Francia (D1) 4-2, d.r. (2-0; 2-2; 3-3) – [23′ Lionel Messi 1-0 (rigore), 36′ Ángel Di María 2-0, 80′ Kylian Mbappé 2-1 (rigore), 81′ Kylian Mbappé 2-2, 109′ Lionel Messi 3-2, 118′ Kylian Mbappé 3-3 (rigore)] – [rigori: Kylian Mbappé (0-1), Lionel Messi (1-1), Kingsley Coman (parato), Paulo Dybala (2-1), Aurélien Tchouameni (fuori), Leandro Paredes (3-1), Randal Kolo Muani (3-2), Gonzalo Montiel (4-2)]
Sin dagli istanti iniziali, l’Albiceleste prova a prendere in mano la manovra. Dopo cinque giri d’orologio sono proprio i sudamericani a trovare la prima conclusione nello specchio della porta. Il destro potente e secco dai venticinque metri di Alexis Mac Allister è però troppo centrale e facile preda di Hugo Lloris. Gli uomini di Lionel Scaloni schiacciano i Bleus nella loro metà campo e si avvicinano con sempre più frequenza all’area avversaria. Il successivo tentativo è a firma Rodrigo De Paul, con la palla che vede nello stinco di Raphaël Varane l’ultima stazione prima di spegnersi oltre la linea di fondo. La proposta offensiva è pressoché totale sulla fascia di Ángel Di María, tornato a disposizione in extremis e le cui doti da giocoliere sono note a tutti. Quando ci si sposta sul lato opposto, ecco che il #11 ha l’opportunità di calciare a rete. Il suo destro (non il piede preferito) su assist a ritroso di De Paul è sbilenco e alle stelle. Al momento, i protetti di Didier Deschamps si limitano a osservare e tendono a mantenere un profilo basso. All’improvviso, poi, quando il cronometro marca il diciannovesimo minuto, un’accelerazione di Théo Hernández mette in seria ambasce la retroguardia argentina, che concede un pericoloso calcio di punizione, da cui scaturisce un fallo a centro area di Olivier Giroud. Sull’immediato capovolgimento di fronte, un ispiratissimo Di María dribbla Ousmane Dembélé come se fosse la cosa più semplice del mondo, entra in area e viene steso dall’esterno del Barcellona. Il direttore di gara polacco Szymon Marciniak non può far altro che assegnare il penalty, dal cui punto si presenta Lionel Messi, il quale incrocia la conclusione, spiazza Lloris e porta in vantaggio i suoi con assoluto merito. I campioni in carica dormono sotto tutti gli aspetti, sono succubi degli eventi e si fanno dominare in tutto e per tutto. Si arriva così al trentaseiesimo, momento in cui una superlativa azione di ripartenza, avviata da Nahuel Molina e passata dai piedi fatati di Messi che apre per Julián Álvarez, il quale offre un sensazionale assist in profondità a Mac Allister. Questi, che non ha la possibilità di proporre un tiro personale, appoggia in orizzontale all’accorrente Di María, che non si fa pregare due volte e raddoppia lo scarto. Le premature sostituzioni degli impalpabili Dembélé e Giroud con Randal Kolo Muani e Marcus Thuram, registratesi al quarantunesimo, non modificano di una virgola lo spartito. Come conseguenza, il doppio vantaggio permane sino al duplice fischio, giunto dopo sette minuti e quaranta secondi di recupero (!).
Alla conclusione del quarto d’ora di pausa per rimettere in sesto una situazione assai complicata, i transalpini tornano in campo con altre aspettative, mentre l’Argentina mantiene un ritmo di crociera elevato con i suoi attori protagonisti assoluti. L’attenzione, l’attitudine e una qualità sopraffina sono le eccellenze della squadra sudamericana, che si propone a due riprese dalle parti di Lloris nei primi trecento secondi con un cross di Mac Allister e una girata di De Paul. I francesi sono impotenti e la lampante conferma si ha al cinquantacinquesimo, quando Adrien Rabiot ferma De Paul con un intervento ultra-pericoloso, venendo punito solamente con il cartellino giallo da un comunque attento Marciniak. La conclusione di Álvarez poco più tardi, ben captata da Lloris, rende giustizia al gioco di un Albiceleste dominatrice senza se e senza ma. Il minuto settantuno è da rimarcare, in quanto Kylian Mbappé propone il primo tiro della partita dei suoi che termina ad ogni modo abbondantemente oltre la traversa di un fin qui inoperoso Emiliano Martínez. Più ci si avvicina al tramonto della gara e più Nicolás Tagliafico e compagni controllano le operazioni, incappando però in un’amnesia che non deve capitare al minuto settantanove, quando Nicolás Otamendi stende Kolo Muani e regalando dal nulla un calcio di rigore ai francesi, che lo trasformano con Mbappé, il quale supera Martínez (che intuisce e pure tocca la sfera) con un destro incrociato. La gara si riapre improvvisamente, dando carica ai transalpini. Kingsley Coman recupera un pallone, sradicandolo dai piedi di Messi senza commettere fallo. Il laterale del Bayern Monaco crossa per un rinato Mbappé, che dal canto suo combina con Thuram esibendosi poi in un «marchio di fabbrica» appurato, una favolosa girata al volo che piega le mani all’estremo difensore dell’Aston Villa. Magicamente, i transalpini prendono quota e al novantaquattresimo rischiano di ribaltare clamorosamente la contesa con un mancino di Rabiot bloccato in due tempi da Martínez. Sul fronte opposto, Messi si risveglia al novantasettesimo dopo un lungo periodo di assenza. La potente conclusione dal limite della Pulce è deviata in corner con la mano di richiamo da Lloris.
Con sulle gambe già un quarto d’ora in più (sette minuti di recupero nella prima parte e otto nella ripresa), le due squadre proseguono il confronto, che si protrarrà almeno sino al centoventesimo con la messa in onda di ben tre tempi completi di gioco (!). Per l’ennesima volta nella competizione, Lautaro Martínez, appena subentrato ad Álvarez nel classico cambio del ct Scaloni, fallisce un gol su azione dietro l’altro sul finire del primo extra-time. Dapprima, aspetta il ritorno di Dayot Upamecano e si fa bloccare il tentativo e poi conclude incredibilmente a lato quando l’ideale sarebbe stato un morbido tiro rasoterra.
Al minuto centonove i sudamericani rimettono il naso avanti. Questa volta Lautaro fa la sua parte, partendo in posizione regolare sull’assist di Messi e calciando verso Lloris, che respinge la botta del centravanti dell’Inter e che nulla può però sul tap-in del capitano, il cui destro è ribattuta oltre la linea da Jules Koundé. Il chip inserito all’interno del pallone si accende indicando a Marciniak la validità del gol (che si vedeva anche a occhio nudo). La gioia dell’Albiceleste è tuttavia effimera, perché al centosedicesimo Gonzalo Montiel fa quel che un difensore non dovrebbe mai fare, interviene con il braccio larghissimo sul destro a giro di Mbappé e non lascia alcun’altra scelta a Marciniak che quella di concedere un nuovo giusto penalty a favore della selezione europea. Sul dischetto si presenta ancora il talento del Paris Saint Germain, che questa volta spiazza Martínez, pareggiando nuovamente una sfida infinita e imprevedibile che si decide all’appendice dei calci di rigore, anche perché l’estremo difensore sudamericano è miracoloso sul destro da due passi di Kolo Muani al centoventitreesimo.
Le conclusioni da batticuore dal dischetto premiano l’Argentina, che sale così sul tetto del mondo per la terza volta nella sua storia, spodestando proprio la Francia!
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