
L’allenatore dell’Arosio: «Tra i momenti più belli da giocatore ricordo un derby contro il Porza: con il presidente Teggi (Porza) sorridiamo ancora nel ricordarlo. Che sofferenza il Riva, non l’ho mai battuto».
AROSIO – Con la nostra nuova serie di mini interviste MISTER X vi accompagneremo alla scoperta degli allenatori (e non solo) del calcio regionale, tratteggiandone un ritratto più intimo attraverso le loro stesse parole. Buona lettura, se vi va. Capitolo 7: Luca Gianinazzi allenatore dell’Arosio (Quinta lega, gruppo 1).
Mister raccontaci, che giocatore eri e il tuo ricordo più bello? «Ho quasi sempre giocato ala sinistra, e poi ho chiuso da libero. Non mi piace molto descrivermi. Gli altri dicevano che ero bravo tecnicamente e piuttosto veloce. Difficile isolare un ricordo più bello rispetto ad altri, perché giocando ho avuto la fortuna di vivere tanti momenti indimenticabili. Se proprio dovessi citarne uno, mi viene in mente un derby all’ultima giornata di campionato tra noi del Comano e il Porza. A noi per salvarci sarebbe bastato un pareggio, mentre loro dovevano assolutamente vincere. Era forse la stagione 1994/95, ricordo che vincemmo noi e i cugini furono retrocessi. Ancora oggi quando incontro David Teggi, il presidente del Porza, scherziamo e sorridiamo insieme ricordando quella partita».
Il tuo rituale scaramantico (da allenatore)? «Quando ero giocatore dovevo entrare in campo sempre con il piede sinistro, un gesto che mi è rimasto ancora oggi da allenatore: il mio ingresso nel rettangolo di gioco è sempre con il mancino».
Squadra bestia nera (da allenatore)? «Il Riva, sia da giocatore che poi in panchina da allenatore, contro di loro non ho mai vinto: un solo pareggio e tante sconfitte. Vera bestia nera».
Sarebbe bello allenare di nuovo… «Ho allenato tanti bravi giocatori. È complicato sceglierne uno. Per la vena realizzativa direi Samuele Sousa che oggi gioca al Lusiadas; mentre per tecnica, impegno e simpatia sceglierei Jonathan Maffi (del Boglia Cadro) oppure anche Luca Pignatiello, attuale allenatore sempre del Boglia Cadro. Ma ripeto, cito questi tre ragazzi, ma potrei fare tanti altri nomi. E poi naturalmente non posso dimenticarmi del fantastico gruppo che sto allenando oggi all’Arosio: ho loro e non mi serve altro».
Mister, come la mettiamo il campionato? «Quest’anno non finiremo nessun campionato. È logico che la salute venga prima di tutto, ma nella scorsa stagione ci hanno obbligato a non finire, mentre quest’anno hanno voluto affrettare la ripresa. Il risultato? Due campionati falsati».
Forse non sarà AROSIO a vita, ma… «come tutte le cose prima o poi dovrà finire, ma di tutte le società che ho allenato, questa è stata e spero sarà la più bella avventura, in cui ho trovato valori unici e sinceri. Una rarità».
