
L’allenatore del Monteceneri: «Riva, Maroggia, Comano o Ligornetto sono campi sempre difficili. La doppia promozione con il Taverne è stato il periodo più bello di quando giocavo. Monteceneri società ideale in cui lavorare con serenità».
RIVERA – Con la nostra serie di mini interviste MISTER X vi accompagneremo alla scoperta degli allenatori (e non solo) del calcio regionale, tratteggiandone un ritratto più intimo attraverso le loro stesse parole. Buona lettura, se vi va. Capitolo 43: Mauro Borsieri allenatore del Monteceneri (Terza lega, gruppo 1).
Mister raccontaci, che giocatore eri e il tuo ricordo più bello? «Ho giocato in diversi ruoli, ma principalmente ero un centrocampista centrale. Avevo un discreto piede destro e una buona visione di gioco, diciamo che ero già un allenatore in campo: facevo correre i miei compagni per me (risata). Il periodo più bello sono stati gli anni vissuti al Taverne con la scalata dalla Quinta alla Terza lega, soprattutto la promozione in Quarta lega che, se non ricordo male, l’abbiamo fatta nel 2008: eravamo un gruppo fantastico, guidato da Nicola Fontana».
Il tuo rituale scaramantico (da allenatore)? «Lo confesso, sono un po’ scaramantico, ma appunto per questo non dirò nulla sui miei rituali (risata)».
Squadra bestia nera (da allenatore)? «Non c’è una squadra in particolare, ma sono sempre partite scorbutiche quelle in trasferta su campi piccoli come Riva, Maroggia, Comano o Ligornetto in cui devi andare preparato per fare delle vere e proprie battaglie».
Sarebbe bello allenare di nuovo… «In questo momento ho la fortuna di avere diversi ottimi giocatori, soprattutto giovani. Se dovessi per forza fare un nome di un giocatore che ho allenato in passato e che sarebbe bello riavere, sceglierei Domenico Pallone e Malden Skoric, che credo con un po’ più di fortuna e un po’ meno feste (risata) avrebbero sicuramente raggiunto e fatto la loro bella figura nel calcio professionistico. Una menzione speciale vorrei però farla anche per Marco Regusci, giocatore forte e ragazzo che fa la differenza anche a livello umano».
Forse non sarà MONTECENERI a vita, ma… «…in questo momento il Monteceneri è il mio presente e, se non mi cacciano (risata), spero sarà anche il mio futuro. Sono felice di allenare in una società che ti permette di lavorare davvero con tanta serenità».
To be continued…
