
L’attuale allenatore del Sementina: «Che battaglie contro il Balerna, squadra sempre forte sia tecnicamente che fisicamente. Di Zenzo poche chiacchere e tanti fatti. Adeshina cuore, educazione e tanta tanta qualità. Il Sementina è una parte di me».
SEMENTINA – Con la nostra nuova serie di mini interviste MISTER X vi accompagneremo alla scoperta degli allenatori (e non solo) del calcio regionale, tratteggiandone un ritratto più intimo attraverso le loro stesse parole. Buona lettura, se vi va. Capitolo 4: Maurizio Berriche allenatore del Sementina (Seconda lega).
Mister raccontaci, che giocatore eri e il tuo ricordo più bello? «Sono nato ala, e ho finito di giocare come terzino. Ero un giocatore che parlava molto con i propri compagni sia prima che durante le partite, per infondere grinta e fiducia. Caratteristiche? Cattivo e grintoso, con una discreta tecnica, mi piaceva spingere sulla fascia. Uno dei momenti che ricordo bene è stato l’esordio in serie B con il Locarno, a Tuggen. Erano altri tempi (inizio anni novanta) e io avevo appena 19 anni, allenatore era Chiappa, poi arrivò Monighetti. Ricordo anche con tanto piacere i sette gol segnati, tutti in un campionato, con la maglia del Sementina in Seconda interregionale. Ed infine anche la vittoria del campionato di Seconda lega, sempre con il Sementina, grazie anche a un mio gol fatto contro l’Arbedo, nostra avversaria diretta».
Il tuo rituale scaramantico (da allenatore)? «Metto sempre la stessa maglia termica, anche a maggio (risata)».
Squadra bestia nera (da allenatore)? «Bestia nera sicuramente il Balerna, che battaglie contro di loro, sono da sempre una squadra molto forte sia tecnicamente che fisicamente».
Sarebbe bello allenare di nuovo… «La lista sarebbe davvero lunghissima. Mi limito a citarne due. Il primo è Emanuele Di Zenzo, un giocatore di poche parole e tanti fatti, anche se non correva tantissimo (risata). Il secondo è invece Saidu Adeshina, ex professionista che tra le altre squadre ha giocato anche con Bellinzona, Sion e Chiasso e che ho allenato per mezza stagione al Sementina, prima che decidesse di ritirarsi in Africa. Era un ragazzo speciale, simpaticissimo, dal cuore grande, umile e garbato come pochi, e al tempo stesso fortissimo fisicamente e con un fiuto del gol eccezionale».
Forse non sarà SEMENTINA a vita, ma… «sarà sempre un pezzo importante del mio bagaglio calcistico, e non solo».
