
L’allenatore del Collina d’Oro: «Ho tanti gesti scaramantici, ma non ve li dico tutti. Chi mi piacerebbe allenare di nuovo? La lista sarebbe lunga, tra i tanti direi Facchinetti, Balmelli, Nikolic, Stefanoni e Betti»
COLLINA D’ORO – Con la nostra nuova serie di mini interviste MISTER X vi accompagneremo alla scoperta degli allenatori (e non solo) del calcio regionale, tratteggiandone un ritratto più intimo attraverso le loro stesse parole. Buona lettura, se vi va. Capitolo 11: Omar Balmelli allenatore del Collina d’Oro (Terza lega, gruppo 1).
Mister raccontaci, che giocatore eri e il tuo ricordo più bello? «Sono cresciuto in alcune squadre del Malcantone fino a quando sono stati creati gli attuali raggruppamenti e ho concluso le giovanili negli Allievi A dell’allora ABM (oggi RAM). Ho iniziato presto ad allenare, avevo appena 17 anni. Riuscire a conciliare il ruolo di allenatore con quello di giocatore, e in più gestire anche gli studi, non è stato per nulla semplice. Negli anni in cui ho studiato a Locarno ho giocato nel Gordola, con cui ottenemmo la promozione dalla Quarta alla Terza lega, mentre poi durante l’università, che feci a Bologna, ho giocato con il Cademario in Terza lega. Quest’ultimo fu davvero un bel periodo, con un gran bel gruppo. Quando ero un allievo sono stato a lungo in porta, ma poi crescendo ho anche ricoperto diversi ruoli come giocatore di movimento. I ricordi più belli? Sono due. Il primo quando mi convocarono per giocare una partita con gli Allievi A malgrado fossi al primo anno di Allievi B: vincemmo anche grazie a due mie parate. Fu davvero emozionante. Il secondo riguarda invece l’ultima partita giocata sempre con gli Allievi A. Oltre a un gol segnato e alla vittoria, resterà sempre con me il ricordo del nostro bellissimo gruppo, formato da tanti amici».
Il tuo rituale scaramantico (da allenatore)? «Sono diversi (risata) e sicuramente ne dimenticherò qualcuno. In ogni partita, ad esempio, porto con me dei piccoli oggetti porta fortuna. Sempre gli stessi, non cambiano mai. Poi, nel tragitto verso il campo ascolto sempre una certa playlist e una volta arrivato, per preparare la messa in moto della squadra, uso sempre lo stesso materiale».
Squadra bestia nera (da allenatore)? «Da quando sono al Collina d’Oro ho notato che inciampo regolarmente sul Vacallo. Subiamo la loro carica agonistica e il loro spirito di gruppo».
Sarebbe bello allenare di nuovo… «Qui è difficile rispondere. Sono tanti i ragazzi e gli uomini di valore che ho avuto il piacere di allenare. Oggi il mio Collina d’Oro ha una rosa ricca di grandi personalità e ragazzi dalle qualità notevoli, pertanto non ci sono giocatori che vorrei riavere rispetto a quelli che ho già. Posso però dire che i giocatori che più mi hanno colpito negli anni sono sempre stati quelli che abbinavano le qualità della persona a quelle dell’atleta. In più occasioni l’amico e maestro Cao Ortelli mi ha insegnato che “uno gioca come vive”. In effetti sono proprio questi i profili che ho apprezzato e apprezzo di più. Ma se proprio fossi costretto a fare dei nomi che, chissà, un giorno mi piacerebbe ritrovare direi Samuele Balmelli del Cademario, Mirko Facchinetti del Bellinzona, Nemanja Nikolic del Giubiasco, Manuel Stefanoni del Novazzano e Daniele Betti del Lema…ma come ho già detto, la lista sarebbe ancora molto lunga perché ho avuto la fortuna di incontrare tante persone meravigliose».
Forse non sarà COLLINA D’ORO a vita, ma… «…la vita di un allenatore dipende sempre e comunque dai risultati, pertanto i tre puntini di sospensione sono sempre d’obbligo…».
