Qualche minuto prima della ripresa degli allenamenti, nel viale dietro la Curva Nord dello Stadio di Cornaredo, abbiamo incontrato Fulvio Sulmoni, protagonista suo malgrado dell’episodio-chiave della partita di domenica contro il San Gallo, costato il rosso diretto a lui e il rigore contro il Lugano. L’esperto difensore centrale ticinese ci ha dato la sua versione dei fatti, dopo che nelle ultime ore se ne sono sentite di tutti i colori. La prima domanda ha riguardato proprio ciò che è avvenuto nel contatto con il “furbetto” Albian Ajeti
«C’era questa rimessa laterale e, generalmente, in quel tipo di situazioni cerco di spingere l’attaccante fuori dall’area di rigore proprio per evitare che riceva la palla e, di conseguenza, subisca un fallo da rigore, così da avere più libertà d’azione. Spingendolo fuori dall’area di rigore, lui ha reagito dandomi una testata, prendendomi tra l’altro anche sul naso, e io istintivamente ho avuto la reazione di allungare la mano sulla sua testa. Ma, quello che tengo a sottolineare è che innanzitutto ho commesso un errore e che questo non deve succedere: ho sbagliato. Tuttavia, non ho dato né una gomitata, né un pugno, né qualcosa di grave per cui lui potesse cadere a terra. Il suo comportamento, rispetto a ciò che è accaduto, è stato esagerato».
Ma come si può giustificare un guardalinee, che si trova a 50 metri di distanza e che segnala all’arbitro (che dà le spalle all’azione incriminata) solamente il tuo gesto, con un’azione iniziata dall’attaccante sangallese? «Riesco a capire e, magari, anche a giustificare il fatto della mia espulsione, che poteva essere ingannevole vista la reazione avuta da Ajeti. Detto ciò, il rigore mi sembra fuori luogo. Come ho già avuto modo di spiegare, sono rientrato negli spogliatoi pensando che fosse stata fischiata una punizione. Quando sono tornato in campo, ho visto che gli hanno assegnato il rigore. E lì ci sono rimasto veramente di stucco».
Oggi sono arrivate le sentenze della Commissione Disciplinare. Due giornate a te e nessuna ad Ajeti, nonostante ci fosse la possibilità di visionare la prova televisiva. Pensi che siano dei giudizi non troppo “imparziali”? «Sì, sono stupito. Ma mi è stato spiegato che se l’arbitro durante la partita non ha visto un’irregolarità, il giocatore non può essere sanzionato a posteriori. Anche in questo caso sono un po’ deluso. Probabilmente, la Federazione non può punirlo, altrimenti passa il messaggio che in campo vige la legge del furbo: e se dovesse essere così, ci comporteremmo tutti di conseguenza. È, però, un fatto strano…».
All’interno dello spogliatoio non avete l’impressione che, puntualmente, gli arbitri che giungono a Cornaredo siano un po’ “prevenuti” nei vostri confronti? «Io non voglio crederlo. Come i giocatori, l’arbitro può commettere degli errori. Anche se in questo periodo capitano spesso nei nostri confronti. Ma ricordo che recentemente, e in partite consecutive, anche verso il Sion sono state prese delle scelte arbitrali contrarie. Non credo comunque nella loro sudditanza».
