Il pallone su suolo rossocrociato non rotolerà ancora per molto tempo. Al momento, è impossibile quantificare quando si potrà tornare a dare un calcio alla sfera bianco e nera

Rimanendo ai medesimi colori, TeleTicino ha intervistato il capitano del Lugano, Jonathan Sabbatini, il quale ha commentato la situazione attuale, spiegando di ritenere «la decisione giusta. Il periodo è delicato, in particolare per il motivo che non esistono precedenti, non si sa davvero cosa fare. Il problema è mondiale, si dovrà anche trovare un accordo tra le varie Federazioni per vedere se e come si potrà eventualmente continuare questa stagione».

Il centrocampista italo-uruguaiano non ha perso la speranza di portare a termine l’annata 2019-2020: «Se si dovesse decidere di finire la stagione in corso una soluzione si troverebbe. Ricordo un precedente in Uruguay, dove il campionato andò oltre la sua scadenza. Rilasciarono dei permessi e si firmarono dei contratti mensili, è una soluzione percorribile, basterebbe organizzarsi».

Il 31enne di Paysandú ha poi rimembrato un episodio sgradevole capitatogli e dal quale ne è uscito più forte che mai: «Io so cosa significhi, contrassi il virus H1N1, ero in forma fisicamente, giocavo in Italia, stavo bene e questo mi ha salvato la vita 12 anni fa. Ero forse il paziente zero e, credetemi, se non fossi stato nel pieno della forma adesso non sarei qui a parlarne. Persi 5 o 6 chili. Il Coronavirus dicono sia anche più aggressivo».

«Dobbiamo essere realisti, in questo momento giocare a calcio passa addirittura in terzo piano. La situazione è davvero preoccupante. Dobbiamo pensare a stare bene tutti e, anche se ci piace giocare, dobbiamo fermarci. Spiace per i club che andranno in difficoltà. Ma adesso dobbiamo aspettare il picco dei contagi, poi quando inizierà la discesa penseremo alla nostra condizione fisica. Spero che lo sport riceva un aiuto dalla Confederazione. Ovviamente ci sono altre priorità e altri hanno più bisogno di noi, ma nella nostra realtà i club ne risentiranno, soffrono la mancanza di entrate per le partite non disputate e poi ci sono le questioni legate a sponsor e televisioni. Noi giocatori ci siamo sentiti e aiuteremo il Lugano con una sorta di patto sociale per far sopravvivere il club, vogliamo che le casse bianconere restino in salute», la chiosa di uno dei condottieri del gruppo sottocenerino.