
Alla conclusione della stagione agonistica 2020-2021 mancano ancora novanta minuti, ma già sin d’ora si può tracciare qualche bilancio del cammino proposto dalle varie squadre
Il Lugano, che nonostante tutte le difficoltà del caso, ha disputato un campionato da incorniciare, tanto da ottenere la matematica salvezza con due turni di anticipo e non con il fiatone come spesso capitato da quando il gruppo ha fatto ritorno in Raiffeisen Super League. Il sesto giro di giostra consecutivo nell’élite del pallone rossocrociato racconta un’anomalia, non solo per i ticinesi. A causa della pandemia di Coronavirus, e il conseguente spostamento dell’avvio della stagione a metà settembre (rispetto all’abituale mese di luglio), si è dovuto programmare in fretta e furia un percorso che ha portato soddisfazioni e qualche rimpianto. Le gioie sono tuttavia di più dei momenti grigi. Il momentaneo secondo posto in solitaria conquistato alla nona giornata e il gradino più basso del podio, raggiunto a ben dieci riprese, sono motivi di estremo orgoglio per una squadra che molti davano per candidata principale allo spareggio, se non addirittura alla retrocessione diretta.
I momenti delicati si sono invece registrati ultimamente, in un concitato finale di stagione in cui le condizioni meteorologiche non hanno permesso ai protetti di mister Maurizio Jacobacci di superare i quarti di finale di Helvetia Coppa Svizzera e di infilare una striscia negativa di quattro partite senza l’ombra di una rete segnata. La forza di una rosa coesa e dal valore umano elevato è però stata quella di non abbattersi al primo ostacolo incontrato sul proprio percorso. Sotto le volte di Cornaredo, malgrado il mancato accesso ai preliminari di UEFA Conference League, si può sorridere per quello che risulterà la settima annata filata nella massima categoria, le cui licenze di gioco sono state ottenute annualmente in prima istanza grazie a un minuzioso lavoro societario. Infine, non disputare le competizioni europee può essere visto anche come un qualcosa di positivo, con non tutto il «male» che viene per nuocere. Ci sono ancora molte partite importanti da giocare al di fuori del rettangolo verde. Pensiamo al referendum lanciato dal PS, che vuole mettere i bastoni tra le ruote alla costruzione del Polo Sportivo e degli Eventi. Il PSE, lo ricordiamo a chi se lo fosse dimenticato, non sarà un’esclusiva per il calcio, ma per altri numerosi sport e per manifestazioni di grande richiamo. La maggior parte della popolazione lo ha capito, altri invece credono che chiudersi come un riccio nel proprio piccolo porti a vantaggi per la comunità. La situazione è complessa e accontentare tutti sarà impossibile. Un passo verso la modernità, ad ogni modo, va fatto. Senza se e senza ma. Altrimenti, lo spettro della sparizione di diverse società (non solo sportive) diventerà realtà in breve tempo…
