FC Lugano, l’analisi post-Sion: in Svizzera il VAR è un optional e il suo utilizzo è a discrezione di chi osserva le immagini…

scritto da Claudio Paronitti

Ci risiamo: per il terzo incontro filato il Lugano è stato penalizzato da chi, nella sala VAR, dovrebbe rimanere concentrato per tutta la durata dell’incontro e invece…

Questa volta, rispetto alle sfide pareggiate con Lucerna e Thun (dove Adrien Jaccottet e Lionel Tschudi ne avevano combinate di tutte i colori all’interno del rettangolo verde), il direttore di gara bernese Stefan Horisberger ha commesso un solo errore evidente. Ma è stata una mancanza decisamente grave. Quando sul display del Tourbillon si annotava il minuto 75, un lancio in profondità di Stefano Guidotti trovava Rangelo Janga nell’area vallesana. Il centravanti di Curaçao, ancora alla ricerca del primo gol in maglia bianconera, veniva cinturato, abbracciato e infine affossato da Arian Kabashi. Un penalty sacrosanto, come ha giustamente affermato il tecnico ticinese Maurizio Jacobacci, ma non per l’arbitro confederato, né tanto meno per l’addetto al VAR Alain Bieri. Il conterraneo del fischietto principale non ha battuto ciglio, lasciando correre un intervento che avrebbe potuto cambiare il corso della partita e, forse, consentire agli ospiti di tornare al successo. È un vero peccato che in Svizzera l’utilizzo delle immagini televisive sia un optional e che l’intervento della persona che le osserva sia limitato a determinati eventi.

Il quarto pareggio consecutivo, tuttavia, non può essere imputato solamente a questo episodio (anche se importante ai fini di una partita ruvida). Il Lugano ha avuto l’opportunità di chiudere il primo tempo avanti di due reti, ma Mijat Marić, normalmente molto freddo dal dischetto, si è fatto ipnotizzare da Kevin Fickentscher, fallendo la ghiotta chance di raddoppiare. Se solo avesse avuto a disposizione la seconda occasione a una quindicina di giri d’orologio dalla conclusione della gara, siamo certi che non se la sarebbe lasciata sfuggire…

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