
Il sipario sulla stagione agonistica 2020-2021 del Football Club Lugano Femminile è calato nel primo pomeriggio di domenica 6 giugno con una meritata esultanza per tutto il roster e gli affezionati 300 spettatori consentiti a partecipare all’evento, i quali hanno potuto gioire a lungo assieme alle loro beniamine per la conquista dell’obiettivo che ci si era prefissati, ossia il mantenimento della massima categoria
Tra una sensazione estrema di sofferenza, dalla quale capitan Sara Tonelli e compagne ne sono uscite con una grinta invidiabile, una di quasi sconforto per aver occupato perennemente l’ultima posizione in classifica e un’altra concernente i dati sui palloni raccolti in fondo alla propria porta, il gruppo guidato da mister Andrea Antonelli ha sempre portato in campo un entusiasmo fuori dal comune. Così, nonostante 27 battute d’arresto consecutive (le 11 finali della passata stagione e le prime 16 di questo particolare campionato) che avrebbero fatto cedere chiunque, le bianconere hanno continuato a credere in sé stesse e, a partire dal pareggio ottenuto a Lucerna – dove si è gravemente infortunata la 21enne rumena Teodora Meluță -, hanno mostrato un volto decisamente molto più combattivo contro ogni avversario (non che la prima metà della stagione non fosse stata giocata in questo modo). Forse, lo spavento corso all’Allmend è risultato il classico «clic» che ha infuso nelle menti delle giocatrici ticinesi la carica giusta per riuscire a rimanere nell’élite attraverso una serie di battaglie andate poi a buon fine.
La AXA Women’s Super League, che dalla prossima stagione potrà contare su dieci contendenti (Aarau e Yverdon saranno le due neofite), è stato un campionato logorante, con numerose partite ravvicinate, oltre che alcune «english week» che normalmente non vengono disputate con costanza. Negli ultimi trentasette giorni, le sottocenerine hanno affrontato otto incontri, ossia alla media di uno ogni quattro giorni e mezzo. Per una rosa formata in gran parte da elementi nate dopo il 2000 ciò non è proprio evidente. Eppure, grazie all’apporto e al supporto di tutte – dalla più esperta Simona Petkova (classe 1993) alla più giovane Chiara Martinoli (classe 2004) – si è riuscite a darsi una mano a vicenda e a salutare l’annata con un sorriso che profuma tanto di liberazione. Le ragazze si sono guadagnate una nota di merito assoluta. Qualora fossimo costretti a sceglierne una (non ce ne vogliano le altre), la selezione cadrebbe su uno dei talenti più puri che il calcio ticinese abbia «sfornato» negli ultimi anni: Stella Suter, centrocampista classe 2002, ha un talento impressionante e, sfruttando la sua gioventù, crescerà ancora se supportata come fatto sinora da persone che credono in lei e nelle sue innumerevoli capacità.
