Giovedi sera, presso l’Auditorium della Banca Stato di Bellinzona, si è svolta una conferenza con Maurizio Viscidi, coordinatore tecnico nazionali giovanili FIGC.

Argomento della serata, “Le problematiche del calcio giovanile e possibili soluzioni”.

Abbiamo sentito Mauro Giussani, responsabile metodologico del Team Ticino, che ci ha raccontato le argomentazione della serata con Maurizio Viscidi.

Cosa ha portato Maurizio Viscidi in questa serata?

Maurizio ha spiegato quale è il suo metodo di lavoro con le nazionali e quello che sta esportando nei Club italiani come idea di lavoro e come idea metodologica. È stata un’interessantissima serata oltre al carisma e alla caratura di Maurizio, tra i più esperti formatori metodologici al mondo, una persona centrata al 100% su quello che sono le metodologie moderne di formazione.

Mi sembra di capire che ciò che è emerso nella serata è in linea con il metodo di lavoro del Team Ticino..

Questo incontro ha permesso a chi ha ascoltato la serata di capire che anche al Team Ticino lavoriamo, metodologicamente parlando, in linea con tutto quello che è la modernità della metodologia e con tutto quello che sono le richieste metodologiche formative in questo periodo calcistico e anche personalmente mi sono sentito molto in linea con quello che lui ha proposto, con quello che lui dice e quello che lui pensa perchè lo ritroviamo tranquillamente e assiduamente in quello che è il Fil Rouge, una metodologia che si riconosce ed è riconosciuta dai grandi esperti metodologici.

Sia tu che Viscidi pensate che le metodologie devono essere adattabili?

Chiunque tratti formazione e porta una metodologia ritiene, ed è condiviso al 100% dalle da tutti, da me compreso, che non esiste una metodologia che forma al 100%  i campioni perché vorrebbe dire che se qualcuno inventa una metodologia simile il calcio finisce perché tutti saprebbero giocare alla stessa modo. Su una cosa tutti gli esperti metodologici di formazione, da Horst Wein, forse il più grande  formatore al mondo, sono concordi nel dire che l’unica caratteristica comune che hanno tutte le metodologie per essere valide è avere si un metodo di lavoro, ma che sia contestualizzato alla società a cui viene proposto, all’ambiente dove lo proponi, alla regione geografica dove lo proponi, alle abitudini, ai costumi, alla socialità e alla scuola. Il metodo deve tenere in considerazione, non solo l’aspetto calcistico, ma tutto quello che è l’ambiente, per questo è fondamentale, non copiare, e avere una metodologia flessibile e adattabili alle necessità di dove viene proposta, aspetto su cui tutti concordano. Il copia-incolla in molti casi non funziona.

Dal lato pratico, dalla conferenza quali aspetti sono emersi?

Molto interessante è che sempre più ci si rende conto dal lato pratico, ma anche da studi, che gli esercizi analitici proposti ancora oggi non sono cosi indicati per migliorare quelle che sono le proprie capacità nel calcio di oggi. Gli analitici giocati, dunque una forma ridotta di quello che è una parte di un concetto di gioco, sono ad oggi gli strumenti ideali e realistici per poter migliorare un giocatore. Questo in quanto ci si è resi conto che allenare senza avversari o simulare il gesto tecnico in una situazione diversa da quella che ritrovi realmente in partita, quindi senza variabile in un gesto ripetitivo, in realtà crea poi un problema di trasporto, alleno una cosa asettica e poi la devo trasportare nella partita, quindi in un contesto diverso da quello che alleno. Dunque è logico e scontato che è chiaramente molto meglio allenare aspetti tecnici e tattici all’interno di una forma giocata che rappresenti delle situazioni che troviamo in partita, quindi allenare giocando.

Cosa ha significato per voi la presenza di Maurizio Viscidi al team Ticino?

La presenza di Maurizio Viscidi al Team Ticino è sicuramente una gratificazione del lavoro svolto negli anni del TT, una possibilità di confronto ci permette di migliorarci costantemente, visto che i contatti rimangono, gli scambi di opinioni rimangono. E’ fondamentale confrontarci continuamente, una metodologia che rimane tale per troppo tempo diventa preistoria, i ragazzi cambiano, le generazioni crescono e anche metodolicamente dobbiamo crescere, e per crescere la cosa migliore è il confronto, la sperimentazione, il confronto con persone che è del mestiere ed è al top mondiale di questo lavoro.