Coronavirus, l’ex bianconero Karl Engel: «Qui in Ticino, considerata la vicinanza con l’Italia, sapevamo cosa aspettarci»

scritto da Claudio Paronitti

In questo periodo di crisi totale, si può solamente sperare che le novità giungano dai dati relativi alla pandemia di Coronavirus, che ci sta avvolgendo da quasi due mesi

Tra le varie, e interessanti, interviste proposte, il Blick ne ha condotta una con un personaggio legato al Lugano e al Ticino. Oltre ad aver vestito in 26 occasioni la maglia della selezione nazionale rossocrociata, Karl Engel, 67 anni, ha difeso i colori bianconeri tra il 1986 e il 1989, anno del suo ritiro dall’attività agonistica.

Il suo legame con il nostro Cantone, pur essendo nato a Svitto, è indissolubile. Da qualche anno, la sua residenza è infatti nel Mendrisiotto, più precisamente a Morbio Inferiore. Un passo dunque dall’Italia, centro da cui sembra essere partito il virus che sta marciando in tutto il pianeta: «Noi qui in Ticino sapevamo cosa aspettarci, in particolare per la vicinanza al Nord Italia», spiega l’ex portiere, che con i suoi 67 anni rientra nella categoria delle «persone a rischio».

«Il virus ha già portato via tre persone a noi care. Un funerale adeguato non è attualmente possibile. Sono estremamente dispiaciuto e rattristato», afferma Karl Engel, che rivela poi che chi è venuto a mancare apparteneva al gruppo a rischio di persone (dunque, di età superiore ai 65 anni).

Ma cosa significa realmente gruppo a rischio? Ancora l’ex luganese: «Io e la mia famiglia viviamo a cinque chilometri da Como. Due medici sono morti per il virus negli ultimi giorni. Sono stati infettati dai loro pazienti. Questo ti fa pensare».

Per concludere, uno dei più grandi estremi difensori svizzeri della storia racconta come trascorre queste giornate diverse dal solito: «Non mi sono mai annoiato. Leggo molto, ascolto musica, imparo l’inglese intensamente. Fortunatamente, sono uno dei privilegiati a possedere un giardino. Pertanto, mi cimento con il giardinaggio ogni giorno. Ho anche ricominciato a suonare il piano, l’ultima cosa che ho fatto da studente».

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