Con la testa fra le mani: il dramma di Alex Schwazer

scritto da Davide Perego
Con la testa fra le mani. Senza o quasi mai alzare lo sguardo fino all’inutile cerimoniale delle domande di una stampa che ancor prima della conferenza aveva già sentenziato. Così Alex Schwazer, atleta italiano risultato positivo ad un controllo antidoping dal quale avrebbe potuto fuggire e senza il quale – così ha confessato l’olimpionico altoatesino – non avrebbe comunque partecipato alla rassegna londinese. Tutto questo con CHalcio non c’entra nulla. O forse si.
Ho seguito in modo per me innaturale la conferenza stampa di ieri mattina. So poco o nulla di atletica leggera. Non so chi sia Schwazer anche se ho capito si stia parlando di un campione olimpico di Pechino 2008. Mi ha però incuriosito, a tal punto da risultare interessato alla conferenza stampa, il modo in cui è stato liquidato. Da tutti. Dalla stampa di regime, da quella “indipendente”, dal suo allenatore, dalla Federazione del suo paese, dai cronisti, dalla gente comune. Un trattamento “speciale” non riservato ai campioni dopati del calcio, ai ladri di partite truccate – patteggiatori per il quieto vivere nazionalpopolare di un regime allo sfascio, a famosi corridori sulle due ruote per i quali è sempre aperta la porta della comprensione ancor prima di quella sfacciata del complotto. Non sono qui per assumere le difese di un professionista che ha commesso un errore che pagherà per tutta la vita. Voglio però dissociarmi da coloro che assumono atteggiamenti differenti a seconda di chi sia il dopato o lo scommettitore clandestino di turno. Voglio evidenziare ciò che ha interessato pochi: il fatto che Schwazer abbia lanciato un messaggio importante che dice in sostanza – primo assoluto a darne testimonianza – che questo tipo di doping non da alcun beneficio. Lo sappiano tutti: in primo luogo i ragazzini malati di arrivismo. In secondo luogo i loro distratti genitori. Credo che nel paese delle truffe regolarizzate, del barare non solo per salvarsi un posto di lavoro, ma prima di tutto per arricchirsi, Schwazer non abbia fatto nulla di diverso dal gioco sporco di chi se ne frega di un referendum abrogato, di chi percepisce una falsa pensione, di chi ruba consapevole che processato per direttissima se la caverà con quattro calci nel culo, di chi esercita una professione senza titolo o con un titolo comprato al supermarket della licenza, di chi si nasconde dietro un’immunità parlamentare, di chi si arricchisce con i soldi pubblici girati al proprio partito, di chi si vanta di essere prescritto: che non vuol dire assolto. Schwazer ha barato nella stessa identica misura dei suoi simili. A differenza loro si è però presentato – con la testa fra le mani – a chiedere scusa. Non avrà la protezione dei pentiti. Non avrà delle (contro)analisi negative comprate a peso d’oro. Non avrà un luogo sicuro e nemmeno uno stipendio dallo stato per rifugiarsi nell’anonimato. Se ce la farà, tenterà probabilmente di vivere un’esistenza che possa essere il più normale possibile. Forse, come molti dei suoi simili, scenderà al compromesso di scrivere un libro, di fare l’attore in qualche becero varietà del canile cinque. Per lui, spero non sarà così. Un pentito anomalo questo Alex Schwazer. Un ragazzo che mi sento di non disprezzare. Proprio perché anche noi – come lui – potremmo un giorno trovarci a dover chiedere scusa per aver fatto una scelta sbagliata. E proprio perché noi – come lui – avremmo il coraggio di chiedere scusa. Senza vergogna. In diretta. Davanti al tribunale del popolo. Con la testa tra le mani. Per dire al mondo che barare è un errore e che una vita buttata via vale molto più di un qualsiasi oro olimpico.

DP

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