C’È POSTA DA… CORA SALVADÈ-SIDARI: “IL CALCIO È SEMPRE STATA UNA PASSIONE DA VIVERE ‘IN FAMIGLIA’, COME A BALERNA”

Addentrandoci nelle mille sfaccettature del panorama calcistico femminile della Svizzera italiana, le prime dichiarazioni giunte nella nostra cassetta delle lettere portano la firma del capitano momò

Nata e cresciuta a Ligornetto, Cora Salvadé-Sidari è ormai una pedina portante della difesa sottocenerina. La formazione allenata da Andrea Donini e Chiara Canello si è riconfermata disarmante in fase di copertura, tant’è che si è conquistata i galloni di terza miglior retroguardia della Prima Lega in virtù di otto reti incassate. Ed un plauso è sicuramente da dedicare pure alla giocatrice che indossa la fascia al braccio, da una ventina d’anni ostica dirimpettaia per qualsiasi offensiva nemica; senza mai, o quasi, risultare scorretta: nelle nove occasioni in cui ha vestito la maglia nerazzurra, compresa la Coppa Svizzera, in stagione si è vista sventolare in faccia un’unica ammonizione. Farmacista laureata, da giugno 2019 è sposata con l’ex capitano del Balerna (maschile) Massimo Sidari – con cui convive in quel di Chiasso. «Sono una persona abbastanza semplice e tranquilla, nel tempo libero seguo il mondo del pallone sia in televisione che gironzolando per i vari campi regionali. Mi piace uscire in compagnia, fare una bella cena oppure rilassarmi a casa, impegni calcistici permettendo. Sul piccolo schermo seguo pure qualche classica serie tv e programma di cucina, visto che mi piace tanto mettermi ai fornelli (quando riesco). Amo inoltre molto leggere, soprattutto libri gialli».

I PRIMI PASSI – «Ho iniziato a giocare all’età di 6-7 anni nella squadra del mio paese, il Ligornetto, principalmente per una mera questione di convivialità: molti amici e compagni di classe praticavano il calcio e, perciò, ho deciso di provare anch’io. Dai pulcini, sono poi approdata nella Prima squadra dove ho militato finché consentitomi; dopodiché, giustamente, le ragazze sono costrette ad emigrare in società femminili. Così nella stagione 2000-2001 sono giunta a Balerna e, lì, sono rimasta finora. Non ho mai giocato altrove, se non in parallelo nella selezione Ticino: c’è stata l’occasione di accasarmi sulle rive del Ceresio, nel Rapid Lugano, l’allora ‘trampolino di lancio’ del calcio femminile. Ma non ho mai davvero preso in considerazione quella proposta, se non per un colloquio informativo… Non ho mai avuto rimpianti. Per me il calcio è sempre stato un sport, una passione da vivere ‘in famiglia’ e qui a Balerna stavo bene. Non ho mai pensato più in grande, a quei tempi il movimento femminile faticava a farsi conoscere, a ricavarsi il proprio spazio. Ed era poco preso in considerazione; pensare di diventare una calciatrice professionista (anche supponendo di averne le competenze) era più che altro un’utopia».

SENSO DI APPARTENENZA – «Non ho mai avuto idoli particolari: mi sono sempre piaciuti quei giocatori così definiti vecchio stile, che lottano ancora per la maglia e non per valori più venali come purtroppo sempre più spesso accade oggi. Per citarne alcuni, direi un Paolo Maldini oppure un Francesco Totti. Per me sono sicuramente esempi da ammirare, e da cui prendere spunto. Ad oggi, a Balerna credo di apportare più che altro un contributo a livello di esperienza personale. Essendo, come altre ragazze, tra le più grandi e nella rosa momò ormai da vent’anni, penso, talvolta, di riuscire ad elargire qualche utile consiglio. Tra le mie principali caratteristiche calcistiche citerei invece la capacità di ‘leggere’ bene il gioco ed il movimento degli avversari. Non essendo mai stata un fulmine in quanto a velocità, questa competenza mi ha sempre aiutata a capire e, di conseguenza, ad anticipare gli spostamenti degli attaccanti. Diciamo che, andando avanti con l’età ed incontrando, quindi, giocatrici sempre più giovani e celeri, ad oggi è sicuramente diventata una caratteristica per me fondamentale. Un altro aspetto che mi contraddistingue è la grinta e la voglia di non mollare, anche questo mi ha sempre favorita nell’avere una marcia in più quando richiesta. Dicono inoltre che sia dotata di un bel tiro… Per quanto riguarda la precisione, poi, vabbè, ogni tanto mi va bene».

PAUSA FORZATA – «Praticare uno sport regolarmente, con più impegni settimanali, è sicuramente un onere importante che priva parecchio tempo e, ogni tanto, comporta anche fastidiose rinunce. Detto questo, tuttavia, personalmente non è mai stato troppo: gioco a calcio da tanto e, nonostante tutto, non c’è mai stato un vero momento in cui questo mi sia pesato al punto da pensare realmente di smettere. Come si suol dire, per me il gioco è sempre valso la candela. Per quanto riguarda questo strano periodo, non per essere scontati, ma, ovviamente, bisogna sottolineare come prima di tutto contino la salute e la sicurezza. Anche se a malincuore, trovo corrette le disposizioni correnti. Poi, certo, il campo manca. Trovarsi con le compagne, gli allenamenti e la competizione delle partite sono sicuramente emozioni e sensazioni che mancano molto. L’incertezza di questo periodo fa un po’ paura anche per il futuro; non tanto per me che ormai sono a fine ‘carriera’ (se così si può chiamare), ma per i più giovani, e come si rapporteranno nuovamente con lo sport in generale. È una situazione talmente eccezionale che comunque ci ha portato, tra una cosa e l’altra, a due stagioni incomplete e discontinue, sono stati e sono tuttora davvero tanti mesi senza attività fisica. E, giustamente, questa pandemia ci ha cambiati un po’ tutti nelle abitudini e nella quotidianità; sarebbe un peccato se tra i più giovani fosse un po’ calata quella voglia e quella passione per lo sport, se ci fosse un calo di coloro che vogliono rapportarvisi/ricominciare perché magari ormai abituati ad altri hobby od interessi».

IL MOVIMENTO – «L’evoluzione del calcio femminile, ad oggi, è davvero sorprendente. Quando ho iniziato mai avrei immaginato di poter vedere un giorno tanta popolarità, rispetto e riconoscimento. All’epoca, era poco considerato e visto quasi come un sport ‘sbagliato’ in quanto prettamente maschile. A Balerna ho avuto la fortuna di conoscere persone che hanno sempre lottato e spinto per dare il giusto peso e la giusta considerazione a questo movimento. Nessuno ha mai voluto fare paragoni fra maschile e femminile, ne chissà cos’altro. Era solo corretto che il calcio in rosa venisse considerato uno sport come tutti gli altri, con gli stessi diritti. E senza pregiudizi… Ogni tanto, ed in alcune situazioni, c’è ancora da lavorare. Ma, ad oggi, penso si sia davvero raggiunto, in generale, un ottimo obiettivo. Certo, è chiaro che man mano che evolve in un movimento sempre più grande e riconosciuto va da sé che anche il rischio di cedere alla popolarità, andando a perdere quei bei principi che caratterizzano il panorama, aumenta; la speranza è sempre che la situazione non sfugga di mano e che, magari, in futuro nel calcio, maschile o femminile che sia, si possano rinvenire sempre più ‘Francesco Totti’ in modo da ritrovare quell’autentico e bello sport che é, o forse era, il calcio».

(Fonte immagine di copertina: Cora Salvadè-Sidari – © Marga Tv)

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