Calcio ticinese: Allievi A, dieci minuti fuori, Seniori e movimento femminile, Bordoli parla a tutto campo

Livio Bordoli, direttore tecnico della FTC

Con Livio Bordoli, responsabile tecnico della Federazione Ticinese di Calcio, abbiamo affrontato la diminuzione delle squadre Allievi A e il passaggio anticipato dei giovani nel calcio degli attivi. Nell’intervista trovano spazio anche i dieci minuti fuori dopo un’ammonizione, i Seniori 30+, il progetto FTC Women e la crescita del walking football.

GIUBIASCO – Nella prossima stagione il calcio giovanile ticinese avrà un solo campionato Allievi A. Le iscrizioni non sono state sufficienti per mantenere anche la categoria A2, mentre tra gli Allievi B e C restano presenti due livelli.

Il dato merita attenzione perché gli Allievi A rappresentano l’ultimo gradino del settore giovanile prima del passaggio nel calcio degli attivi. Alcune società hanno però scelto di accompagnare questa transizione attraverso una seconda o persino una terza squadra degli adulti.

Una soluzione che permette ai ragazzi di confrontarsi prima con giocatori più esperti, ma che modifica inevitabilmente la struttura tradizionale del settore giovanile. Ne abbiamo parlato con Livio Bordoli, responsabile tecnico della Federazione Ticinese di Calcio.

La diminuzione delle squadre Allievi A era prevedibile

Ciao Livio. Nella prossima stagione troviamo soltanto gli Allievi A1, mentre negli Allievi B e C restano due categorie. La mancata organizzazione degli A2 è dovuta al numero ridotto di iscrizioni?

«Assolutamente sì. Era una situazione che potevamo in parte prevedere. Quando, circa due anni fa, si è discusso con le altre federazioni regionali dell’innalzamento dell’età degli Allievi A, noi avevamo espresso le nostre perplessità».

«Le realtà presenti nelle altre regioni svizzere sono molto diverse dalla nostra. In alcune zone ci sono tantissimi ragazzi che giocano e altri che aspettano di trovare spazio. In Ticino il rischio era invece quello che stiamo vedendo: a una certa età molti giovani scelgono di passare direttamente nelle prime squadre».

Questo passaggio anticipato nel calcio degli attivi deve essere considerato necessariamente negativo?

«Non è tutto negativo. Un ragazzo può iniziare prima a confrontarsi con il calcio degli attivi, magari partendo dalla Quarta o dalla Quinta Lega. Può essere un percorso formativo interessante, soprattutto quando la società costruisce una squadra con un progetto preciso».

«Dipende molto dalle scelte dei club. Ci sono società che puntano realmente sul settore giovanile e cercano di accompagnare i ragazzi nel passaggio verso gli adulti. Ci aspettavamo comunque che alcune squadre Allievi A non si sarebbero più iscritte».

Seconde e terze squadre per accompagnare i giovani

Diverse società stanno creando una seconda o una terza squadra degli attivi per inserire i ragazzi in uscita dal settore giovanile. Può essere la strada giusta?

«Può esserlo. Il Taverne, per esempio, ha creato una terza squadra e, secondo me, ha fatto una scelta corretta. Non avendo iscritto gli Allievi A, può inserire in quella formazione diversi giovani».

«In una squadra di questo tipo possono essere importanti anche alcuni giocatori più esperti, magari vicini alla conclusione della loro attività. Possono aiutare i ragazzi a capire il calcio degli adulti e a gestire determinate situazioni».

«È quello che succede quando, in un gruppo molto giovane, vengono inseriti due o tre elementi con esperienza. Non sono utili soltanto per quello che fanno sul campo, ma anche per quello che possono trasmettere».

Il peso dei Seniori 30+

Nel calo delle squadre Allievi A può incidere anche la presenza del campionato Seniori 30+?

«Secondo me incide parecchio. Personalmente sono contrario a una categoria Seniori che inizi già a 30 anni. Preferirei che la soglia fosse fissata a 35».

«È normale che diversi buoni giocatori, arrivati a 30, 31 o 32 anni, scelgano di passare nei Seniori. L’impegno è generalmente inferiore, ci sono meno allenamenti ed è più semplice conciliare il calcio con la vita privata».

«In questo modo, però, le prime squadre perdono giocatori che potrebbero ancora dare molto. Per completare le rose, le società devono quindi andare a prendere più giovani dagli Allievi A e questo contribuisce alla diminuzione delle squadre».

Portare la categoria a 35 anni permetterebbe quindi di mantenere più giocatori nelle prime squadre?

«Secondo me sì. Ci sarebbero più calciatori tra i 30 e i 34 anni disponibili per le squadre degli attivi e ci sarebbe meno bisogno di anticipare il passaggio dei ragazzi».

«Bisogna però ricordare che queste decisioni vengono prese insieme alle altre federazioni regionali. Siamo tredici e le necessità del Ticino non sono sempre uguali a quelle delle regioni più grandi, in particolare della Svizzera tedesca».

Nei Seniori si rischia di diventare troppo competitivi

Il campionato Seniori sembra essere diventato molto competitivo. Si sta perdendo una parte dello spirito originario della categoria?

«La competizione fa parte dello sport ed è giusto voler vincere. A volte, però, nei Seniori si rischia di andare oltre quello che dovrebbe essere lo scopo principale della categoria».

«Il calcio dei veterani dovrebbe permettere di continuare a giocare, stare insieme e vivere anche il terzo tempo. In passato era normale fermarsi dopo la partita e condividere qualcosa. Questa abitudine, purtroppo, sta diminuendo».

«Lo scopo dovrebbe restare anche sociale. Si gioca per vincere, naturalmente, ma alla fine della partita dovrebbe esserci spazio per la condivisione e per il piacere di stare insieme».

I dieci minuti fuori dopo il cartellino giallo

Un altro argomento discusso riguarda i dieci minuti fuori dal campo dopo un’ammonizione nelle categorie giovanili. Qual è la tua posizione?

«Io ero contrario. Un giovane può passare da una categoria all’altra e trovarsi davanti a regole disciplinari differenti. Negli Allievi, dopo un cartellino giallo, deve uscire per dieci minuti, mentre nel calcio degli attivi questa regola non esiste».

«Anche la gestione durante la partita non è sempre semplice. Gli allenatori iniziano presto a chiedere quanto manca al rientro del giocatore e si creano discussioni che si potrebbero evitare».

«Avevamo cercato di convincere anche le altre federazioni. Quelle della Svizzera francese erano più vicine alla nostra posizione, mentre la maggioranza delle federazioni svizzero-tedesche ha voluto mantenere la regola».

«Alla fine si accetta la decisione della maggioranza. Siamo un Paese democratico, anche se alcune scelte possono rispondere meglio alle esigenze di una regione rispetto a quelle di un’altra».

Walking football, una realtà in crescita

In Ticino sta crescendo anche il walking football. Quante squadre sono già attive?

«Siamo una delle poche realtà svizzere ad avere già sei squadre di walking football. All’inizio erano tre o quattro, poi il numero è aumentato».

«È un’attività rivolta soprattutto agli over 60 e anche a chi ha maggiori difficoltà motorie, ma vuole continuare a giocare e a vivere il calcio».

«Vengono organizzati tornei e incontri a livello regionale. Dopo aver giocato, i partecipanti si fermano per l’aperitivo o per mangiare insieme. È una realtà molto bella, nella quale la parte sociale è ancora molto presente».

FTC Women e la crescita del calcio femminile

Parliamo anche di FTC Women. È una struttura separata dalla Federazione oppure un suo progetto?

«FTC Women è un progetto della Federazione, creato per dare più spazio al calcio femminile».

«È nato all’interno del percorso Legacy legato ai grandi appuntamenti del calcio femminile organizzati in Svizzera. Il progetto proseguirà fino al 2027 e vuole lasciare qualcosa di concreto anche negli anni successivi».

«Con il nuovo responsabile Davide Di Giulio vogliamo fare di più anche sul piano della comunicazione, della promozione e dei social. Il numero delle giocatrici sta aumentando ed è giusto garantire al movimento femminile lo spazio che merita».

Un calcio ticinese che sta cambiando

La mancata organizzazione del campionato Allievi A2 non è quindi un fenomeno isolato. È il risultato di diversi cambiamenti che coinvolgono il settore giovanile, le squadre degli attivi e le categorie Seniori.

Il passaggio anticipato dei giovani può diventare un’opportunità, soprattutto quando viene accompagnato da un progetto tecnico preciso e dalla presenza di giocatori esperti capaci di aiutarli nella crescita.

Allo stesso tempo, il calcio ticinese sta cercando nuove strade per coinvolgere persone di età e realtà differenti. Il walking football e FTC Women rappresentano due esempi di un movimento che vuole ampliare la propria base senza perdere la componente sportiva, educativa e sociale.

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