Niente nomi, niente società messe alla gogna. Però una domanda va fatta davvero: che messaggio sta passando nel nostro calcio, se chi lavora con i giovani aspetta ancora i soldi e intanto certe richieste economiche per i giocatori fanno saltare sulla sedia?
GIUBIASCO – Ci sono cose che nel calcio regionale si sentono sempre più spesso. E quando le senti troppe volte, da ambienti diversi, da persone diverse, a un certo punto non puoi più far finta di niente.
Una di queste è semplice, ed è anche piuttosto brutta da dire: ci sono allenatori dei settori giovanili che non sono ancora stati pagati per la stagione scorsa. Non stiamo parlando di prime squadre, non stiamo parlando di allenatori di categorie alte, ma di persone che lavorano con bambini e ragazzi, che stanno in campo, che organizzano, che educano, che tengono in piedi pezzi importanti della vita di una società.
E poi, dall’altra parte, senti racconti di mercato in cui ci si scandalizza perché un giocatore di Terza Lega chiede anche 1’500 franchi al mese.
Chiariamolo subito: un giocatore può chiedere quello che vuole, e una società può decidere se darglielo oppure no. Il punto non è fare i moralisti sulle cifre. Il punto è un altro, ed è molto più fastidioso: come si fa a non trovare i soldi per pagare chi allena i giovani, ma a trovarli quando c’è da pagare un giocatore della squadra attivi?
Qui il discorso cambia. E diventa scomodo.
Perché il problema non è soltanto economico. È proprio una questione di priorità. Se una società ha difficoltà, può succedere e fa parte della realtà. Ma allora bisogna capire dove mettere davanti le cose importanti. Perché se resta indietro chi lavora con il settore giovanile, e davanti passano i compensi ai giocatori, qualcosa evidentemente non torna.
E non finisce qui. Perché c’è anche un altro aspetto che merita almeno una riflessione seria. Quando girano cifre di un certo tipo nel calcio regionale, viene naturale chiedersi: tutto viene sempre gestito in modo corretto, trasparente e regolare? Tutto viene dichiarato come dovrebbe? Tutti gli oneri sociali vengono affrontati nel modo giusto? E se ci sono giocatori stranieri, tutta la parte amministrativa viene davvero seguita come si deve?
Noi questo non possiamo confermarlo caso per caso. E sarebbe scorretto accusare qualcuno senza prove, ci mancherebbe e non è questo il contesto. Però il dubbio, davanti a certe cifre e a certe lamentele, viene eccome. Ed è un dubbio legittimo.
Perché il paradosso è sempre quello: da un lato si dice che non ci sono soldi, dall’altro si sentono richieste alte, trattative importanti, promesse economiche pesanti. E allora una domanda, ancora una volta, resta lì: ma il calcio regionale che direzione sta prendendo?
C’è poi un altro punto che fa discutere ancora di più. Le società con un settore giovanile ricevono sussidi dal G+S per il lavoro che fanno con i ragazzi. E allora il tema è inevitabile: se quel mondo viene raccontato come centrale, fondamentale, formativo, educativo, come si può accettare che proprio chi lavora lì debba aspettare i pagamenti perchè questi devono andare alle prime squadre?
Detta in modo molto semplice: se non paghi chi forma i giovani, ma trovi i soldi per chi deve farti vincere due partite in più la domenica, stai dicendo chiaramente qual è il tuo vero modello di calcio.
Ed è questo il punto più pungente di tutti. Non stiamo parlando solo di conti. Stiamo parlando di credibilità. Di coerenza. Di serietà.
Il calcio regionale vive grazie a tantissime persone che fanno più di quello che prendono. Allenatori, volontari, dirigenti, accompagnatori. Se comincia a passare il messaggio che chi lavora alla base può aspettare, mentre per i giocatori bisogna correre, allora il problema non è più solo economico. Il problema è culturale.
Nessuna caccia alle streghe. Nessuna sentenza. Ma una riflessione sì, quella serve.
Perché qui la domanda vera è una sola: vogliamo davvero un calcio dove si paga prima chi gioca e solo dopo, forse, chi educa?
Se la risposta è sì, allora non lamentiamoci se qualcosa, col tempo, si rompe.
Il Direttore di Chalcio.com
Walter Savigliano

