Calcio giovanile, 1ª puntata: Locarno, intervista a Luca Toprak: ”Un lavoro che parte da lontano”

scritto da Kevin Sulmoni
Locarno Ylb Toprak Luca All 2024

Luca Toprak: responsabile del calcio d’elite settore giovanile Locarno

Negli ultimi mesi i settori giovanili hanno vissuto una prima parte di stagione intensa, fatta di crescita, risultati, difficoltà e nuove prospettive. Per raccontare tutto questo da un punto di vista diretto e autentico, abbiamo deciso di dare voce a chi lavora quotidianamente dietro le quinte: i responsabili dei settori giovanili.

Nasce così una serie di interviste, realizzate telefonicamente, con l’obiettivo di tracciare un bilancio della prima parte di stagione, analizzando risultati, obiettivi iniziali, livello di soddisfazione, aspetti da migliorare e prospettive future. Un viaggio dentro il lavoro educativo e sportivo che accompagna i giovani calciatori, andando oltre la semplice classifica.

Ogni articolo sarà dedicato a un singolo responsabile, per offrire uno sguardo approfondito e personale sulla realtà del proprio settore giovanile. In questo primo appuntamento iniziamo con la prima intervista della serie, realizzata a Luca Toprak, responsabile del settore giovanile del Locarno.

Negli ultimi anni il settore giovanile del Locarno ha vissuto una crescita evidente, sia a livello sportivo che umano. Ne abbiamo parlato con Luca, responsabile del movimento giovanile, che ci ha raccontato il percorso fatto, le difficoltà e la visione per il futuro.

Quando sei arrivato, qual era la situazione del settore giovanile?

”Quando sono arrivato, circa quattro anni fa, il livello del calcio a 11 era davvero molto basso. C’erano pochi ragazzi realmente pronti, forse 7-8. Da lì mi sono chiesto: perché lasciare tutto sulle spalle di un solo allenatore? Da quel momento è iniziato un lavoro strutturato, con l’obiettivo di costruire squadre vere e competitive per i campionati.”

Oggi si parla di un settore giovanile diventato attrattivo. Cosa è cambiato?

”Dopo tre anni di lavoro siamo diventati attrattivi. I ragazzi iniziano a venire da altre realtà perché vedono un progetto serio. Non viviamo di rendita, ma il fatto di avere squadre forti fa sì che i giovani credano in quello che stiamo facendo.”

Quanto conta il lavoro fuori dal campo, oltre a quello sportivo?

”Conta tantissimo. Noi non lavoriamo solo sul campo: c’è un disagio giovanile importante e bisogna starci dietro. Se un ragazzo è infortunato, ha problemi con la scuola o con l’apprendistato, noi cerchiamo di esserci. Fisioterapia, accompagnamento, una chiamata durante la settimana… è una presenza continua.”

Spesso parli di “dedicare tempo” come chiave del progetto.

”È la formula magica: il tempo. I ragazzi devono sentirsi seguiti, ascoltati. Anche solo una chiamata per chiedere come stanno fa la differenza. Non sono giocatori pronti, ma sono ragazzi, e vanno accompagnati nella loro crescita.”

Che ruolo ha avuto la società in questo percorso?

”Fondamentale. L’ex presidente Mauro Cavalli e il vecchio comitato non hanno mai fatto mancare nulla: strutture, materiale, supporto. Ora c’è anche un nuovo comitato che sta puntando forte sul settore giovanile, e questo è un segnale importante.”

Una novità importante è la rotazione dei giovani con la prima squadra. Come sta funzionando?

”Molto bene. Alcuni ragazzi, a rotazione, si allenano per una o due settimane con la prima squadra. Il feedback è super positivo: per loro è una motivazione enorme, capiscono che c’è una strada concreta e che tutto passa dal merito.”

A livello sportivo, gli obiettivi iniziali sono stati rispettati?

”L’obiettivo iniziale era mantenere la categoria. Poi, lavorando allenamento dopo allenamento, ci siamo resi conto che potevamo puntare più in alto. In alcuni casi ci abbiamo creduto davvero fino alla fine, e i risultati sono arrivati.”

C’è qualche ragazzo che vedi particolarmente promettente?

”Ce ne sono diversi, ma preferisco parlare di collettivo. Detto questo, alcuni ragazzi hanno mostrato qualità importanti sia tecniche che mentali e hanno prospettive interessanti se continueranno a lavorare nel modo giusto.”

C’è qualche aspetto su cui migliorare?

”Sì, il fair play. A volte ci siamo fatti prendere troppo dalla rivalità. Non è successo nulla di grave, ma è un aspetto su cui dobbiamo crescere, imparando a gestire meglio certe situazioni.”

Guardando al futuro, qual è l’obiettivo vero del settore giovanile?

”Portare più ragazzi possibile verso il calcio degli attivi, possibilmente in prima squadra. Dare loro un obiettivo chiaro, una scaletta da seguire. Il settore giovanile è una famiglia, ma prima o poi bisogna staccare il cordone e fare il salto.”

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