Calcio giovanile, 5ª puntata: Ligornetto, intervista a Daniele Perri: ”Una promozione costruita nel lavoro”

scritto da Kevin Sulmoni
Perri Ligornetto

Daniele Perri, mister Ligornetto, promosso negli A1

La promozione negli allievi A1 conquistata dal Ligornetto nella prima parte di stagione ha permesso agli Allievi di guadagnarsi il salto di categoria. Un traguardo importante, arrivato al termine di un percorso intenso e non privo di difficoltà.

Ne abbiamo parlato con l’allenatore, Daniele Perri, alla sua prima esperienza nel calcio svizzero.

La promozione era un obiettivo dichiarato a inizio stagione? Ve lo aspettavate?

”L’idea di fare bene c’era, sicuramente. Però bisogna considerare che si trattava di una stagione molto corta, con solo otto partite in cui si decideva tutto. Non è come un campionato classico, dove hai 26–28 gare e puoi programmare con più tranquillità. Qui non potevi permetterti errori.”

Com’è stato il percorso che vi ha portato alla promozione?

”Abbiamo avuto anche momenti difficili, con qualche risultato negativo che ci ha fatto vacillare. Poi però nelle ultime partite la squadra ha reagito molto bene, vincendo gare decisive, anche contro chi aveva già vinto il campionato. Questo dimostra la mentalità e la qualità del lavoro fatto dallo staff e dai ragazzi.”

Guardando avanti, quali sono gli obiettivi nella nuova categoria?

”L’obiettivo principale sarà mantenere la categoria e mettere basi solide per il futuro. Poi, l’anno prossimo, si potrà pensare a qualcosa in più, sempre con il massimo rispetto per gli avversari, che ho visto essere molto preparati.”

È la tua prima esperienza in Svizzera: che differenze hai notato rispetto al calcio giovanile italiano?

”In Italia si lavora molto sulla preparazione atletica, e ho cercato di portare questo approccio anche qui. All’inizio i ragazzi hanno fatto un po’ fatica, ma poi hanno capito i benefici. Ho lavorato molto anche sulla fase difensiva: saper difendere, gestire i momenti della partita e non prendere gol è fondamentale.”

Che tipo di calcio hai trovato qui a livello giovanile?

”Un calcio molto fisico e intenso. Tutte le squadre sono ben organizzate e determinate, non esiste la “squadra materasso”. Tutti vogliono dire la loro, e spesso lo fanno anche con una buona qualità di gioco.”

Il risultato o la crescita: cosa viene prima nel tuo modo di allenare?

”La crescita del ragazzo. Sempre. Il risultato deve essere una conseguenza del lavoro, non l’obiettivo principale. Vincere un campionato è bello, ma se dopo due o tre anni riesci a portare quei ragazzi pronti per la prima squadra, allora hai davvero vinto.”

Quanto conta il senso di appartenenza in un settore giovanile?

”Conta tantissimo. Un ragazzo cresciuto nel settore giovanile ha un legame con la maglia e con la società che alla lunga fa la differenza. Tutti dicono che il giovane è al centro del progetto, ma pochi lo mettono davvero in pratica.”

Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi giocatori, oltre agli aspetti tecnici?

”L’atteggiamento. L’impegno, il sacrificio, la mentalità sportiva. Allenarsi bene, prepararsi bene, accettare le difficoltà. Se un ragazzo impara questo, poi saprà affrontare anche il calcio degli adulti, non da comparsa ma da protagonista.”

Cosa ti ha spinto ad accettare questa esperienza in Svizzera?

”La voglia di mettermi in gioco in un ambiente nuovo. Qui ho trovato rispetto, educazione, una dirigenza che capisce il lavoro, collaboratori con cui si sta bene e ragazzi educati che vogliono imparare. È un bell’ambiente, sinceramente avrei potuto venire anche prima.”

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