Il centrocampista ungherese di 23 anni è stato acquistato il 6 luglio dalla società bianconera in prestito con diritto di riscatto e nel corso del girone d’andata non ha pienamente convinto
Per il roccioso giocatore magiaro quella di quest’anno non è una prima assoluta in Svizzera. Qualche anno fa aveva effettuato un provino con lo Sciaffusa, che però non lo aveva ritenuto idoneo a partecipare al campionato. E così ecco il ritorno in Patria nelle fila dell’Honvéd Budapest. Da qui l’acquisto da parte del Bologna e il susseguente prestito al Lecce, in Lega Pro, dove ha disputato la stagione chiusasi a giugno 2016. Il trasferimento sulle rive del Ceresio è solo l’ultima tappa di questo giro.
Autore fin qui di 12 presenze, Vécsei non ha mai convinto del tutto il pubblico bianconero. Eppure gli inizi sembravano più che convincenti: nella partita casalinga vinta per 3-1 contro il Sion, Bálint è risultato essere, a giudizio di tutti, il migliore dei suoi. Il ragazzo ha piedi ottimi e una visione di gioco spettacolare, quindi per Piccinocchi, fin lì il regista titolare della squadra, il ritorno in campo sarebbe stato più complicato: questo si pensava. Invece, la prestazione contro i vallesani, e i conseguenti meritati complimenti, sembrano aver spento la sua voglia di combattere.
Nelle sfide successive nelle quali è stato impiegato ha fatto irritare parecchia gente per la sua lentezza e per estraniarsi dal gioco. Deve riuscire a capire che il suo è un ruolo chiave nella costruzione di un’azione e che la maggior parte dei palloni passerà dalla sua parte, sia in fase d’impostazione che in fase di copertura. Riuscirà a comprendere a fondo le sue capacità, sarà un pezzo pregiato del mercato per la squadra che possiede il suo cartellino.
VOTO – 3,5
PUNTATE PRECEDENTI
“Andrea Manzo, il tecnico sempre in bilico”
“Mirko Salvi, la saracinesca fatta persona”
“Francesco Russo, la riserva di lusso”
“Simone Belometti, la gioventù che avanza”
“Goran Jozinovic, il terzino imprescindibile”
“Fulvio Sulmoni, il ritorno del figliol prodigo”
“Vladimir Golemic, la diga silenziosa”
“Steve Rouiller, l’affidabilità del centrale”
“Orlando Urbano, il baluardo dimenticato”
“Dragan Mihajlovic, il jolly inaspettato”
“Marco Padalino, l’esperienza su cui fare affidamento”
“Jonathan Sabbatini, il capitano sfortunato”
“Mario Piccinocchi, il ragioniere del centrocampo”
“Antoine Rey, il leone di mille battaglie”
“Domen Crnigoj, l’alternanza di prestazioni è il suo mestiere”
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