L’allenatore dell’Intragna: «Condivido l’annullamento dei campionati, decisone inevitabile per la tutela della salute. Però ammetto la delusione, perché avevamo una certa ambizione”
INTRAGNA – Il nostro viaggio di opinioni su come le squadre del calcio regionale stanno vivendo le conseguenze del coronavirus arriva oggi a Intragna, frazione capoluogo del comune di Centovalli istituto nel 2009 con la fusione di altri due paesi: Borgnone e Palagnedra. Intragna si sviluppa lungo il fiume Melezza, affluente della Maggia. Questo piccolo paese di circa 1000 abitanti ha però grande particolarità: il suo campanile (65,114 metri) è il più alto di tutto il Canton Ticino. Abbiamo fatto due chiacchere con Marco Akai, allenatore dell’Intragna, che prima dell’annullamento dell’attuale stagione stava disputando un gran campionato (Quarta Lega, Gruppo 2) ed era i piena corsa per la promozione.
L’UNIONE FA LA FORZA
«Nessuno di noi poteva immaginarsi che sarebbe potuto accadere – esordisce mister Akai – Mi riferisco alla pandemia di Covid-19: davvero impensabile. Adesso e per i prossimi mesi la cosa più importante sarà che ognuno di noi faccia ancora la sua parte, per uscire tutti insieme da questa crisi».
DECISIONE INEVITABILE
«Accettiamo e comprendiamo la decisione presa pochi giorni fa dalla ASF di annullare tutti i campionati regionali. Forzare la mano – prosegue l’allenatore dell’Intragna – tentando di terminare i campionati a tutti i costi sarebbe stato un grosso rischio. Dal punto di vista sportivo, escludendo quindi le ragioni sanitarie, non posso negare che la scelta fatta dalla ASF (che ripeto, condivido) mi ha però lasciato anche un bel po’ di amaro in bocca perché in campionato stavamo andando molto bene, la nostra classifica era più che positiva e avevamo una certa ambizione. Quindi, aver cancellato tutto, è stato per noi un brutto colpo, ma non credo ci fossero altre alternative percorribili, perché la tutela della salute va al primo posto. Sino a circa metà maggio non sarebbero stati possibili assembramenti con più di 5 persone e forse saremmo potuti tornare a giocare solo a giugno inoltrato (cosa del resto non certa): ripeto, non c’erano davvero alternative all’annullamento dei campionati. Credo che la delusione più grande l’abbiano vissuta quelle società che ben conosciamo e che hanno speso molti soldi, che dovranno ricominciare tutto da capo l’anno prossimo».
I PIÙ DIMENTICHERANNO IN FRETTA
«Per quanto riguarda le relazioni tra le persone o nel calcio – continua Marco Akai – già adesso ci sono soggetti (per fortuna oggi una piccola percentuale) a cui importa poco tenere le distanze sociali e del #iorestoacasa. Perciò, basandosi su questa considerazione, presumo che in futuro molta gente tenderà piuttosto in fretta a dimenticarsi di quanto successo in questo periodo e solo in pochi staranno realmente attenti a non avere grossi contatti con le altre persone. Vorrei però chiudere con un’ultima riflessione sullo sport e sul calcio, sottolineando la loro importanza anche in ambito sociale e la mia personale convinzione che torneremo a praticarlo (spero presto) con maggior voglia ed entusiasmo rispetto a prima».
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