3L-2: coronavirus e Monte Carasso, mister Donghi “La ASF sta ragionando su 3 ipotesi”

scritto da Roberto Colombo

L’allenatore bianconero: «Condivido in pieno le parole di Alain Berset “Bisogna agire il più velocemente possibile, ma il più lentamente necessario”, è questa la via da seguire».

MONTE CARASSO – Il nostro viaggio di opinioni su come le squadre del calcio regionale stanno vivendo l’emergenza coronavirus arriva oggi a Monte Carasso, ex comune autonomo sulla sponda occidentale del fiume Ticino alle porte del piano di Magadino, che nel 2017 è stato accorpato al comune di Bellinzona. Abbiamo fatto due chiacchere con Patrick Donghi, da quest’anno allenatore del Monte Carasso (Terza Lega, Gruppo 2).

NIENTE CALCIO, UN MALE PER TUTTI

«La situazione generale che ha portato questa pandemia – racconta Patrick Donghi – le sue cause, le privazioni, l’emergenza e le conseguenze, le conosciamo bene tutti. Il mio pensiero come formatore e allenatore va in primis ai ragazzi più giovani che causa Covid 19 non hanno più potuto frequentate le infrastrutture sportive. L’emergenza coronavirus ha tolto tanto ai giovani, e mi riferisco soprattutto al valore formativo che lo sport ha per loro, in aiuto al lavoro educazionale svolto dai genitori. Con lo sport i ragazzi non solo scaricano le proprie energie e tensioni, ma forse e soprattutto imparano a crescere in un certo modo positivo. In questi mesi tutto questo è mancato. Per i più grandi (il calcio attivi) e per i veterani, invece, l’emergenza coronavirus ha tolto un importante momento di benessere. Non mi riferisco solo alla partita, ma anche a quella componente aggregativa fuori dal campo, come ad esempio il famoso terzo tempo. Venendo infine a me, a quello che sto vivendo io, ammetto senza vergognarmi che oggi il calcio (e tutti i suoi annessi) mi manca davvero tanto, e non poteva essere diversamente considerando che è da quando avevo 6 anni che frequento regolarmente un campo di calcio».

IMPENSABILE RICOMINCIARE NEL BREVE PERIODO

«Riflettendo sul futuro dei campionati – continua mister Donghi – credo che le ipotesi sulla quali stia ragionando la ASF siano tre: 1) Riuscire a terminare la stagione in corso prolungandola fino a fine giugno; 2) Annullare totalmente gli attuali campionati e ripartire da zero a settembre con nuova stagione; 3) Congelare tutti i campionati sino al prossimo febbraio (2021) e poi riprendere da dove ci eravamo fermati. Io personalmente scarterei a priori l’ipotesi 1 perché è impensabile poter riprendere a giocare nel breve periodo e poter concludere nella situazione attuale. La mia speranza è invece che ad agosto si possa almeno iniziare la preparazione».

IL TEMPO RIPORTERÀ EQUILIBRIO

«Il ritorno alla normalità è un’incognita – prosegue l’allenatore del Monte Carasso – perché il calcio è uno sport di squadra dove il contatto fisico è molto presente. Inoltre, come ho detto anche prima, il bello del calcio regionale sono tutti quei momenti che si vivono dopo gli allenamenti o le partite: in buvette, al grotto, oppure svolgendo altre attività di gruppo. Credo che torneremo a fare tutto questo, ma ci vorrà tempo. La ripresa sarà lenta. Ci dovremo confrontare con situazioni contrastanti, dal soggetto più attento e scrupoloso a non abbassare la guardia, a quello più spensierato e forse incosciente. Solo il tempo, spero, riporterà tutti al giusto equilibrio»

DOBBIAMO ASCOLTARE ALAIN BERSET

«Tutti gli addetti ai lavori del mondo del calcio e in generale – conclude mister Donghi – fremono per poter ricominciare, ma penso che abbia detto bene Alain Berset: Il faut agir aussi vite que possible, mais aussi lentement que nécessaire che tradotto significa “Bisogna agire il più velocemente possibile, ma il più lentamente necessario”. Sposo in pieno queste parole, dobbiamo comportarci così per il bene di tutti».

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